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Rassegna
fotografica

La
copertina del numero 10

Borland
Pascal per Windows (il papà di Delphi)
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Computer
Programming
anno
2 n. 10- Dicembre 1992 -
Lire 8.000 - Italiano
Iniziai
a lavorare come professionista nel campo dell'informatica
immediatamente prima di conseguire la laurea (1986). Allora
esistevano i PC, eravamo però ancora all'epoca degli
8088, le macchine di tipo AT non erano uscite o stavano per
farlo. Il PC migliore in assoluto era il fortunato M24 della
Olivetti che adottava il processore 8086 guadagnando il primo
posto nei benchmark di velocità. Il paragone si faceva
allora sul PC della IBM: se questo valeva 1 l'M24 si piazzava
a 1,9 cioe' quasi il doppio del rivale.
Il
microProcessore Intel 8086 era una versione migliorata dell'8088
con bus indirizzi a 16 bit. Il più economico 8088 aveva
un bus indirizzi 8 bit e quindi doveva "fare due giri"
di memoria per caricare un registro.
Conobbi qualche anno più tardi uno dei progettisti
dell'M24. Se ne era andato dalla Olivetti e lavorava alla
NCR; parlando della sua creatura mi riferì numerosi
aneddoti del periodo che considerava, credo con santa ragione,
eccezzionale per la casa Olivetti e per l'informatica italiana
in generale. Inutile cercare di chi le colpe del successivo
tracollo: la contingenza, il mercato,... chi a seguito da
vicino le varie vicissitudini della ditta italiana saprà
certo giudicare di persona.
Il mio primo incarico fu su i mini della Olivetti (S6000,
M60) ma coltivavo per hobby la passione per la programmazione
e i tools di sviluppo scarseggiavano sui mini, protetti da
una cortina di "commerciali" pronti a morire piuttosto
che passarti uno straccio di manuale e altrettanto pronti
a farsi ferire gravemente prima di farti parlare con un tecnico.
Così appena possibile "mi feci un clone"
(con qualche rimpianto per aver dovuto abbandonate la Apple:
troppo esosa) e proseguì nel mondo dei PC.
Nel 1991 non erano molte le riviste che dedicavano un po'
di spazio alla programazione. Forse la stessa figura del programmatore
era difficile da mettere a fuoco: cosa interessava a questi
personaggi? Quale linguaggio? Quale sistema operativo? Quale
algoritmo?
Il numero 10 è il primo che possiedo, la data di uscita
è il dicembre 1992.
E' strano ma molte riviste di informatica hanno iniziato le
proprie pubblicazioni in dicembre/gennaio, una semplice coincidenza
oppure una favorevole combinazione di vari fattori?
Ricordo che in quell'epoca avevo iniziato a programmare Windows
3.0, proveniendo dal mondo dei mini e quindi con un notevole
sforzo. L'azienda non si sognava certo di supportarmi: -"Windows?
Una moda. Chi mai vorrà avere una contabilità
a finestre?" Previsioni che per lo meno sono servite
a mettere in ridicolo quella che veniva considerata "l'intellighenzia"
della società nella quale lavoravo e dalla quale per
mia grande fortuna, grazie ai miei pochi meriti e con l'aiuto
di Dio sono riuscito a scappare (un giorno di questi vi racconto
come).
Cosi' andavo tutti i giorni durante la pausa pranzo in un
ufficio semi-abbandonato, sul piano del reparto spedizioni,
dove avevo scoperto esisteva un pc (un 386Sx con ben, dicasi:
ben, 4 Mega di RAM!), residuo di un progetto mai partito,
con installata la versione 3.0 e, udite udite il compilatore
C e l'SDK.
La
sigla SDK stà per "Software Development Kit"
ed era (ed è tuttora) una raccolta di tools, esempi
e librerie indispensabili per produrre i programmi Windows.
Mi ero comperato (di tasca mia) il Petzold "Programming
in Windows", vera pietra miliare, sul quale ho praticamente
imparato tutto. In un armadio c'erano pure i manuli del software
(in inglese naturalmente). Il problema era trovare esempi,
trucchi, suggerimenti, tools, etc... Mica c'era Internet!
Trovare qualcosa era difficile: qualche dischetto allegato
alle riviste (di cd-rom ancora non c'era traccia) e poi le
BBS: vera miniera di software. Solo che con il modem a 2400
stavi ore attaccato al telefono e scaricare poche decine di
K costava un occhi di telefono per chi abitava fuori città!
Io avevo trovato un fantastico trucco per far rientrare
dalla finestra quello che l'azienda non voleva far entrare
dalla porta principale e cioè la mia formazione. In
ditta esisteva una postazione in sala macchine dedicata alla
tele-diagnosi (nome pomposo che altro non voleva dire che
la possibilità di collegarsi alla macchina del cliente
ed attraverso un software che oggi sarebbe classificato di
"accesso remoto", installare delle patch). Cosi'
l'azienda non solo propinava al cliente del software bacato
e la cui qualità mi fa ancora arrossire, ma gli faceva
pure pagare il servizio di correzione!
Il problema era che se il tirapiedi del capo ti vedeva seduto
alla postazione cominciava a farti il terzo grado quindi per
quella strada niente da fare! Come dice Solgenicyn nel suo
celebre "Una giornata di Ivan Denisovic", -"Per
fregarei cretini bisogna essere molto intelligenti".
Cosi', datosi che né il capo, troppo occupato a fumare
una sigaretta dopo l'altra, né il suo lecca-suole personale
(ma e fossi meno "polite" potrei dire il suo leccac..,
via che mi avete capito!) ne capivano "una mazza",
io avevo installato un software che mi permetteva di controllare
il pc via rete. La rete era una Novell e non era proprio semplissimo
da realizzarsi: non c'erano mica i vari PCAnyware o VNC! Il
DOS mica lo potevi telnettare! Comunque funzionava, anche
se dovevo digitare alcuni comandi "al buio", cioè
senza vedere l'output. Nessuno sapeva che la macchina era
in rete, la scheda col BNC l'avevo recuperata da un pc guasto
che stava in un angolo del magazzino, il cavo saliva da dentro
una gamba del tavolo e avevo procurato di occultare tutto
il possibile con scatoloni "buttati li per caso"
pieni di pesantissimi listati (così a nessuno veniva
voglia di spostarli).
Ogni tanto, me ne andavo in sala macchine con la scusa di
prendere una stampa e accendevo pc e modem (procuravo di nascondere
le luci del modem), poi dall'ufficio lanciavo il telix (che
programma fantastico!) sul PC remoto e chiamavo alla grande
le BBS. Ero quasi dappertutto in cima alla classifica dei
download!
Nella
mia personale ricerca di accrescimento di professionalità,
non poteva mancarmi una rivista come Computer Programming.
Una rivista per programmatori scritta, almeno in parte, da
programmatori. I numeri iniziali denotano una incertezza su
quale dovesse essere il target di riferimento: il professionista
o l'hobbista? Probabilmente tutti speravano in un mercato
stabile e non marginale per la pubblicazione, ma forse nessuno
avrebbe immaginato che CP di li a poco avrebbe generato una
serie di figli e figliastri. Si cominciò con "Computer
Programming Disk", che si tramutera' in DEV. Dalla stessa
matrice Visual Basic Journal e Login, quest'ultimo dedicato
alle reti, ma anche "Io Programmo", della EdMaster,
seguira' la strada del servizio ai programmatori non appena
Infomedia (l'editore delle riviste CP, DEV, VBJ e Login) mostrera'
segni di debolezza nel settore della programmazione hobbistica.
Per non citare poi le pubblicazioni uscite sull'onda dell'entusiasmo
e perite dopo pochi passi.
Computer Programming è stata una rivista che ha subito
una serie di trasformazioni come poche altre, tanto che quella
attuale non sembra nemmeno parente lontana di quella originale.
Praticamente ogni anno ci sono stati cambiamenti e non solo
di formato, impaginazione, etc.. ma proprio di linea editoriale.
Sintetizzando in due parole posso dire che CP passò
da un target hobbistico e semi-professionale ad uno decisamente
professionale con tanto di articoli sulle leggi riguardanti
la proprietà intellettuale, consigli su come stilare
un contratto di cessione d'uso e similari amenità.
Credo che questo sia stato fatto per due ragioni: da un lato
liberare spazio per le riviste figlie DEV e VBJ e dall'altro
per una sentita esigenza del mercato, dato che le ditte individuali
dedicate alla programazione stavano facendosi numerose.
Cosa successe nel quinquennio a partire dal 1990 nel mondo
dell'informatica personale? Essenzialmente il calo del prezzo
dei pc cloni e la conseguente crescita di vendite. Lo comprava
l'hobbista, ma anche le piccole ditte e di consegenza queste
volevano i programmi e li volevano personalizzati. E' stato
incredibile lo spreco di energie per costruire copie piu'
o meno simili (e anche piu' o meno funzionanti) di programmi
che gia' esistevano e che bastava adottare cambiando quel
minimo nelle proprie organizzazioni. Via quindi ai programmi
di magazzino la cui specifica principale era solo una: che
funzionassero senza modificare il modo di lavorare degli uffici
e negozi: una autentica follia!
Il numero 10 contiene una colorata anteprima del Turbo Pascal
7.0 (che in realtà è commercializzato con il
nome "Borland Pascal") della Borland: sarà
l'ultima versione prima di Delphi. La programmazione in ambiente
DOS la fa da padrone; non a caso si parla molto anche di Clipper
che per chi non lo sapesse era un compilatore per i programmi
scritti nell'ambiente DBIII che era il database di riferimento
per i "piccoli carichi" nella programmazione DOS.
Il DOS comincia (anzi aveva cominciato subito dopo la sua
nascita) ha mostrare i suoi limiti, fra i quali il più
fastidioso di tutti: la memoria. Qualcuno stava provando a
superare le difficoltà e così naquero i DOS-Extended.
Una visione chiara viene offerta nell'articolo di Francesco
Balena (ora è direttore di VB Journal).
Uno "Speciale Musica" introduce al difficile mondo
della programmazione delle schede audio. Non che tutto sommato
fosse difficile ottenere qualche nota, ma il problema consisteva
nel fatto che non esisteva uno standard (niente DirectX).
Quindi chi intende commercializzare un gioco con l'indispensabile
"colonna sonora", deve tenere conto delle più
diffuse schede e realizzare almeno per quelle la parte sonora
del programma.
Allora
ancora si credeva che forse valeva la pena trovare una alternativa
ai linguaggi di programmazione dichiarativi. Computer Programmo
presenta in questo numero una lezione sul Prolog: croce e
delizia anche dl sottoscritto per un certo lasso di tempo.
Da segnalare che oltre al DOS ed a Windows (3.1 naturalmente),
si accenna anche a OS/2. Il Sistema Operativo made in IBM
ha un discreto stuolo di ammiratori (se si vuol fare una rete
di pc senza spendere una fortuna in licenze Novell è
l'unica alternativa seria).
In
generale le riviste di programmazione non sono cambiate moltissimo
da 9 anni a questa parte. Ci sono nuovi linguaggi (Java ad
esempio non era nemmeno nei pensieri degli ideatori) e gli
ambienti operativi sono stati ridotti (ora si parla solo di
Win32 e al massimo di Linux), ma in generale i contenuti delle
riviste sono sempre gli stessi: corsi, approfondimenti e qualche
"volo pindarico" qua e la'.
Ad
Excelsior.
sonicher@interpuntonet.it
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