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Jurassic News: Pascal - Manuale e standard del linguaggio

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Pascal - Manuale e standard del linguaggio

La copertina

Titolo: Pascal manuale e standard del linguaggio
Autore: Kathleen Jensen, Niklaus Wirth
Editore: Gruppo editoriale Jackson
Edizione originale: 1975
Edizione italiana: 1981
Pagine: 180
Lingua: italiano
Prezzo: L. 11.500

Pascal - Manuale e standard del linguaggio

Chi per avventura della vita si sia trovato in mezzo alla rivoluzione informatica degli anni '80 con la necessità o la volontà di dover imparare un linguaggio di programmazione, non ha potuto certo fare a meno di imbattersi nel Pascal. Nel momento della sua nascita, attorno ai primi anni '70, l'autore di questo linguaggio, tale Niklaus Wirth, professore universitario a Zurigo, stava concretizzando le idee che da qualche anno riteneva valide per un insegnamento ottimale della difficile arte della programmazione. Lo stesso Wirth e' l'autore di quella ancora inarrivabile opera in tre volumi iniziata con "The Art of Computer Programming", pietra miliare nell'informatica moderna.
Non si tratta di una invenzione nata dal nulla: da tempo i linguaggi per calcolatori si erano allontanati dall'idea del linguaggio semantico per eccellenza, come il FORTRAN, per tentare di avvicinare piu' gente possibile ai sistemi di calcolo. Il BASIC, sul campo da qualche anno, e' stata da questo punto di vista un ottimo viatico; peccato che le limitate possibilità semantiche dello stesso ne abbiano poi rilegato l'applicazione al puro insegnamento o poco piu'.

Non si confondano coloro che in buona fede sosterrebbero a questo punto la tesi secondo la quale del BASIC ne esiste una implementazione in linea con i tempi, quel tal Visual Basic opera di Microsoft, che ancora aiuta in mille campi. Si tratta di un linguaggio diverso che al piu' conserva qualche barlume dell'antenato nella sintassi, nell'impostazione typed-lite e poco altro.
Cosi' del Pascal sopravvivono due filoni: il famosissimo Delphi della Borland e il meno noto al grande pubblico Object Pascal, una interpretazione in chiave moderna usata ad esempio nei tool del sistema operativo MAC OS X della Apple.
Imparare il Pascal, ricordo, e' stato per il sottoscritto, come credo per molti altri, un rito di passaggio: si passava dal Basic, giocoforza imparato in quanto unico idioma dato a corredo delle macchine home dell'epoca, ad un linguaggio vero con compilatore e tutte le cose a posto. Che emozione il lancio del UCSD sull'Apple II! E quante ore nel laboratorio di calcolo della facoltà di matematica dove mi intruffolavo spesso e volentieri (io studiavo fisica, ma solo i matematici potevano permettersi i lussuosi Apple, i fisici dovevano smanettare sul PDP-11 e poi sul Vax o su qualche workstation HP, certo piu' potenti, ma volete mettere il fascino del calcolatore personale?)
Così fui praticamente obbligato dal docente "titolare" del laboratorio, ad iscrivermi a TAMC (Teoria e Applicazione delle Macchine Calcolatrici), pena l'esclusione dalla sala "giochi" per gli anni a venire.
Già...TAMC, chissa' se esiste ancora un corso con questo assurdo nome. Li pero' ho imparato che programmare non era una questione di mera tecnica ma c'entravano concetti logici molto sottili e che si poteva rigorosamente dimostrare la correttezza di un programma, a colpi di teoremi, cosa che per la complessità nessuno si sognerebbe mai di fare in pratica.
Il Pascal, con quel suo vezzo di scrivere l'assegnazione con la combinazione ":=" piuttosto che con il semplice "=", è stato un grande linguaggio di programmazione; derivato da altri linguaggi come ALGOR e PL/1, ha lasciato dietro di se, oltre alle due implementazioni precedentemente citate, anche ADA, la cui poca fortuna e' un'altro esempio di come le cose buone in informatica sono spesso destinate al dimenticatoio.

Quali le cose buone, oltre alla sintassi perfetta per l'insegnamento? Prima di tutto la pre-compilazione: Pascal è normalmente un linguaggio pre-compilato in una sorta di codice intermedio chiamato P-code. Questa sigla, che evidentemente sta per Pascal-code, viene usata tutt'oggi per indicare l'utilizzo di questa idea tecnologica. Java che è attualmente sulla cresta dell'onda, ha fatto propri i risultati del Pascal e li ha portati al suo massimo sviluppo; ebbene, su alcuni testi dedicati a Java si trova ancora il termine P-code ad indicare il codice intermedio. Il fatto di avere una pre-compilazione ha permesso lo sviluppo di compilatori per le piattaforme in uso negli anni '80/90.Altra cosa sicuramente buona e giusta è la codifica della sintassi molto rigorosa che giunge fino alla definizione dei codici di errore, opportumente progettati per lasciare spazio alle implementazioni proprietarie. Quest'ultima idea è stata ereditata dal COBOL, altro "mattone" fondamentale dell'informatica.

Di meno buono c'e' una certa prolissità dei sorgenti, avulsa dalle moderne pratiche informatiche, e probabilmente una certa rigidità delle procedure di I/O.

La monografia, edita dal Gruppo Editoriale Jackson, è l'edizione italiana del manuale ufficiale, scritto in collaborazione con lo stesso Wirth. Si tratta di una pubblicazione abbastanza anomala per il mercato italiano, dove sono sempre andate per la maggiore le pubblicazioni in stile "ti insegno passo passo come si fa...". Qui non c'e' nulla di simile: una presentazione rigorosa, oserei dire "accademica" della sintassi del linguaggio, compresa l'assurda sintassi Backus-Naur (chi non sa di cosa sto parlando non ha perso nulla...), sciorinata definizione dopo definizione. Non manca, come si diceva prima, la puntuale esposizione degli errori e una stringata ma essenziale appendice F con esempi di programmazione classici quali il calcolo del minimo comun divisore, l'ultra-classico Sieve of Erathostene e la torre di Hanoi.

Un classico che non puo' mancare nella libreria di un appassionato di linguaggi di programmazione.

Ad Excelsior.


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