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Paper soft

La copertina

Scheda

Titolo: Paper soft
Sottotitolo: Il primo mensile di software di carta per il tuo personal computer
editore: J.soft srl editrice
data uscita primo numero: 15 giugno 1984
data uscita ultimo numero: incerta (probabilmente non è andata oltre il 1986)
Lingua: italiano
Pagine: 32
Prezzo: Lire 1000
Periodicità: settimanale

Paper soft

Anno 1 - numero 1 - 15 giugno 1984

In realtà di questa rivista possiedo solo il numero 16 del secondo anno ma sono entrato in possesso del numero 1 grazie all'opera di recupero che ne sta facendo anx. Visitando il suo sito: www.papersoft.tk si può avere una maggiore visione della storia della rivista e dove si possono scaricare i primi numeri in formato PDF (i successivi sono solo promessi ma speriamo che la promessa sia mantenuta). Un grazie di cuore ad anx che stà facendo un lavoro davvero prezioso per la conservazione della nostra memoria storica. Sembra incredibile che sia già dispersa la conoscenza di appena venti anni fa ma dobbiamo constatare che è proprio così!

Nei primi anni '80 ogni rivista che volesse affezionarsi i propri lettori, pubblicava regolarmente lunghi listati da digitare per la gioia dei possessori delle piccole macchine dell'epoca per i quali non mancava mai un dialetto Basic in veste di linguaggio di programmazione. Il software è sempre stata la chiave di volta per il successo dei personal (Microsoft non ha mica inventato nulla di nuovo!). I problemi semmai erano altri: limitata capacità elaborativa dei sistemi personali, mancanza di uno standard per i supporti magnetici, presenza di estensioni proprietarie in ogni interprete, creatività ancora limitata da parte dei programmatori ed infine lo scoglio della noia nella digitazione.

Vale la pena specificare l'affermazione precedente sulla presunta incapacità dei programmatori. Quello che intendo non è affatto che la gente non possedesse fantasia ed inventiva, tutt'altro: per fare stare certe idee nella limitata capacità dei sistemi dell'epoca ci volevano certo doti non proprio comuni. Il fatto vero è che il programmatore era limitato pesantemente dagli strumenti di sviluppo disponibili, ad esempio mancava praticamente un debugger decente mentre d'altro canto non era proprio chiaro come si potevano proficuamente utilizzare le macchine home. Di conseguenza la maggior parte dei programmi pubblicati sulle riviste erano frutto di una scopiazzatura o di un adattamento di temi che andavano per la maggiore. Parlo di programmi come il calcolo dei bioritmi e via dicendo, temi la cui grande diffusione era pari solamente all'inutilità dei programmi stessi, fatta salva in qualche caso la valenza didattica che se ne poteva ricavare.

I cosidetti "Personal Computer" erano all'inizio degli anni '80 semplicemente delle macchine home. Tolta qualche eccezione (Apple II e tutta la pletora dei cloni IBM, che però costavano ancora parecchio) chi comprava un computer lo faceva soprattutto per giocare. Qualcuno (pochi) si affrancavano e riuscivano anche a trarne profitto imparando i linguaggi in dotazione (Basic ma anche l'Assembly). Tali personaggi spesso conoscevano talmente bene la macchina che avevano sotto le dita da ricordarsi a memoria locazioni di memoria chiave e finaltro addirittura codici esadecimali delle istruzioni macchina.

Senza falsa modestia mi annovero in questa categoria di "smanettoni". In particolare il mio pallino era lo Z80, del quale conoscevo a memoria buona parte dei codici macchina in esadecimale. Successivamente sono stato fulminato dall'AppleII ma ormai non era più tempo dell'Assembly, le sfide erano sui linguaggi più evoluti e sui sistemi operativi. Da questo punto di vista l'Apple II è stata una macchina eccezzionale: a parte i quattro sistemi operativi dei quali era dotata (DOS, ProDOS, UCSD e CP/M), non esisteva linguaggio al mondo che non "girasse" sull'Apple. Una vera festa per chi volesse imparare in un'epoca dove le macchine "aziendali" scarseggiavano, mentre si stava profilando all'orizzonte in maniera chiarissima la necessità di programmatori preparati da parte dell'industria e dei servizi.

Nessuna sorpresa quindi che qualcuno presidiasse il mercato con un fascicoletto settimanale pieno di listati, senza null'altro che ne aumentasse i costi.
Per 1.000 Lire (circa 50 centesimi di Euro attuali) si entrava in possesso di un fascicoletto dalle dimensioni fisiche circa A5 (come un A4 diviso in due, per capirci) dal quale copiare un paio di programmi ed arricchire la propria collezione di software. Se andiamo ad analizzare per bene l'offerta dell'editore, capiamo che la spesa di 1.000 lire settimanali assommava alla fine del mese al prezzo di una rivista normale con tanto di servizi giornalistici, presentazione di hardware, corsi e patinatura della copertina. La convenienza del fascicoletto era in definitiva molto scarsa. Uno dei fattori di successo dell'inizitiva (mancano però dati certi sulla diffusione della testata) deve essere ricercato probabilmente proprio nella periodicità molto stretta che permetteva da un lato una spesa dilazionata (a portata delle paghette settimanali) e dall'altro un colloquio costante con gli appassionati.
La collezione di software è un tassello importante nell'economia dell'appassionato di computer di prima maniera. Avere tanti titoli significava poterne scambiare altrettanti e ulteriormente arricchire la lista. Poco importa se non è software "di peso", basta che faccia volume! Era l'epoca della "copia allegra": nessuno o quasi si preoccupava del copyright, nemmeno le riviste che pubblicavano volentieri annunci di gente che allegramente offriva scambi di software ufficiale senza preoccuparsi minimamente del problema "copia legale".

L'editore di PaperSoft è perfettamente conscio del fatto che i sistemi erano tutti incompatibili per cui fa una scelta pragmatica: occuparsi delle quattro-cinque macchine più diffuse: Apple II, Texas Instruments TI-99/4A, Sinclair Spectrum, Commodore C64 e VIC-20.

Chiaro che la scelta non è esaustiva del parco macchine in circolazione, in particolare sorprende la scelta della macchina Texas di notevoli caratteristiche tecniche ma che non ha mai riscosso più di tanto successo in Italia (era piuttosto costosa rispetto alle capacità del sistema).

ANX interviene a questo punto osservando che fu una scelta "sociale" dell'editore il farsi carico degli utenti prematuramente abbandonati dalla casa produttrice del personal TI-99/4A. Nel 1984 la Texas aveva ufficialmente sospeso il supporto del sistema ma la Jackson (di cui la J.Soft era una consociata) non era rimasta sorda alle proteste dei lettori (pervenute ad esempio della rivista HC, Home Computer) subentrando con un supporto non si capisce quanto ufficiale ma soprattutto con la pubblicazione dei listati che permettevano di mantenere in vita la macchina.

La gamma dei sistemi ospitati dalla testata non rimarrà fissa: durante la vita del periodico saranno abbandonati via via i sistemi meno resistenti in favore di altri o scorporando quelle macchine che potevano "vivere di vita propria" grazie all'enorme diffusione e alla presenza di iniziative editoriali dedicate. Sono i casi del Commodore 64 e del Sinclair Spectrum pe i quali la stesa J.Soft prodiceva una rivista dedicata con addirittura il supporto magnetico (una cassetta audio).

Il numero che ho io ad esempio (è il numero 16 del 25 aprile 1985) non contiene codice per C64 e VIC-20, sostituiti dalla sigla MSX che comincia a prendere un po' di piede.

I programmi contenuti nella rivista sono perlopiù delle traduzioni di software straniero; hanno una succinta spiegazione all'inizio e poi giù tutto il listato senza nemmeno uno straccio di commento. La mancanza di commenti è un vero peccato perché in questa maniera si perdono preziose informazioni sull'intima configurazione dei sistemi; i listati sono pieni di Peek e Poke per leggere e caricare direttamente la memoria e senza una spiegazione del loro significato si finisce solamente per fare un'opera di pura scopiazzatura del testo.

Lo stesso spessore del software appare francamente di poco spessore; sono soprattutto giochi più o meno grafici: "atterraggio lunare", "fuga dal labirinto", "forza quattro", "othello", ecc...ma fanno eccezione alcune utilities senza dubbio preziose in un'epoca di scarsa diffusione delle informazioni (Internet è piuttosto lontano).

La pubblicazione ha resistito abbastanza poco (un paio di anni), com'era del resto logico: la tecnologia è in evoluzione, le macchine storiche se ne vanno una ad una. All'orizzonte c'e' il collosso IBM ed il fenomeno dei cloni che rovinerà tutto...

Ad Excelsior, ottobre 2003

sonicher@webriviste.com

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