| Vale
la pena specificare l'affermazione precedente sulla presunta
incapacità dei programmatori. Quello che intendo
non è affatto che la gente non possedesse fantasia
ed inventiva, tutt'altro: per fare stare certe idee nella
limitata capacità dei sistemi dell'epoca ci volevano
certo doti non proprio comuni. Il fatto vero è che
il programmatore era limitato pesantemente dagli strumenti
di sviluppo disponibili, ad esempio mancava praticamente
un debugger decente mentre d'altro canto non era proprio
chiaro come si potevano proficuamente utilizzare le macchine
home. Di conseguenza la maggior parte dei programmi pubblicati
sulle riviste erano frutto di una scopiazzatura o di un
adattamento di temi che andavano per la maggiore. Parlo
di programmi come il calcolo dei bioritmi e via dicendo,
temi la cui grande diffusione era pari solamente all'inutilità
dei programmi stessi, fatta salva in qualche caso la valenza
didattica che se ne poteva ricavare.
I
cosidetti "Personal Computer" erano all'inizio
degli anni '80 semplicemente delle macchine home. Tolta
qualche eccezione (Apple II e tutta la pletora dei cloni
IBM, che però costavano ancora parecchio) chi comprava
un computer lo faceva soprattutto per giocare. Qualcuno
(pochi) si affrancavano e riuscivano anche a trarne profitto
imparando i linguaggi in dotazione (Basic ma anche l'Assembly).
Tali personaggi spesso conoscevano talmente bene la macchina
che avevano sotto le dita da ricordarsi a memoria locazioni
di memoria chiave e finaltro addirittura codici esadecimali
delle istruzioni macchina.
Senza
falsa modestia mi annovero in questa categoria di "smanettoni".
In particolare il mio pallino era lo Z80, del quale conoscevo
a memoria buona parte dei codici macchina in esadecimale.
Successivamente sono stato fulminato dall'AppleII ma ormai
non era più tempo dell'Assembly, le sfide erano sui
linguaggi più evoluti e sui sistemi operativi. Da
questo punto di vista l'Apple II è stata una macchina
eccezzionale: a parte i quattro sistemi operativi dei quali
era dotata (DOS, ProDOS, UCSD e CP/M), non esisteva linguaggio
al mondo che non "girasse" sull'Apple. Una vera
festa per chi volesse imparare in un'epoca dove le macchine
"aziendali" scarseggiavano, mentre si stava profilando
all'orizzonte in maniera chiarissima la necessità
di programmatori preparati da parte dell'industria e dei
servizi.
Nessuna
sorpresa quindi che qualcuno presidiasse il mercato con
un fascicoletto settimanale pieno di listati, senza null'altro
che ne aumentasse i costi.
Per 1.000 Lire (circa 50 centesimi di Euro attuali) si entrava
in possesso di un fascicoletto dalle dimensioni fisiche
circa A5 (come un A4 diviso in due, per capirci) dal quale
copiare un paio di programmi ed arricchire la propria collezione
di software. Se andiamo ad analizzare per bene l'offerta
dell'editore, capiamo che la spesa di 1.000 lire settimanali
assommava alla fine del mese al prezzo di una rivista normale
con tanto di servizi giornalistici, presentazione di hardware,
corsi e patinatura della copertina. La convenienza del fascicoletto
era in definitiva molto scarsa. Uno dei fattori di successo
dell'inizitiva (mancano però dati certi sulla diffusione
della testata) deve essere ricercato probabilmente proprio
nella periodicità molto stretta che permetteva da
un lato una spesa dilazionata (a portata delle paghette
settimanali) e dall'altro un colloquio costante con gli
appassionati.
La collezione di software è un tassello importante
nell'economia dell'appassionato di computer di prima maniera.
Avere tanti titoli significava poterne scambiare altrettanti
e ulteriormente arricchire la lista. Poco importa se non
è software "di peso", basta che faccia
volume! Era l'epoca della "copia allegra": nessuno
o quasi si preoccupava del copyright, nemmeno le riviste
che pubblicavano volentieri annunci di gente che allegramente
offriva scambi di software ufficiale senza preoccuparsi
minimamente del problema "copia legale".
L'editore di PaperSoft è perfettamente conscio del
fatto che i sistemi erano tutti incompatibili per cui fa
una scelta pragmatica: occuparsi delle quattro-cinque macchine
più diffuse: Apple II, Texas Instruments TI-99/4A,
Sinclair Spectrum, Commodore C64 e VIC-20.
Chiaro
che la scelta non è esaustiva del parco macchine
in circolazione, in particolare sorprende la scelta della
macchina Texas di notevoli caratteristiche tecniche ma che
non ha mai riscosso più di tanto successo in Italia
(era piuttosto costosa rispetto alle capacità del
sistema).
ANX
interviene a questo punto osservando che fu una scelta "sociale"
dell'editore il farsi carico degli utenti prematuramente
abbandonati dalla casa produttrice del personal TI-99/4A.
Nel 1984 la Texas aveva ufficialmente sospeso il supporto
del sistema ma la Jackson (di cui la J.Soft era una consociata)
non era rimasta sorda alle proteste dei lettori (pervenute
ad esempio della rivista HC, Home Computer) subentrando
con un supporto non si capisce quanto ufficiale ma soprattutto
con la pubblicazione dei listati che permettevano di mantenere
in vita la macchina.
La
gamma dei sistemi ospitati dalla testata non rimarrà
fissa: durante la vita del periodico saranno abbandonati
via via i sistemi meno resistenti in favore di altri o scorporando
quelle macchine che potevano "vivere di vita propria"
grazie all'enorme diffusione e alla presenza di iniziative
editoriali dedicate. Sono i casi del Commodore 64 e del
Sinclair Spectrum pe i quali la stesa J.Soft prodiceva una
rivista dedicata con addirittura il supporto magnetico (una
cassetta audio).
Il
numero che ho io ad esempio (è il numero 16 del 25
aprile 1985) non contiene codice per C64 e VIC-20, sostituiti
dalla sigla MSX che comincia a prendere un po' di piede.
I programmi contenuti nella rivista sono perlopiù
delle traduzioni di software straniero; hanno una succinta
spiegazione all'inizio e poi giù tutto il listato
senza nemmeno uno straccio di commento. La mancanza di commenti
è un vero peccato perché in questa maniera
si perdono preziose informazioni sull'intima configurazione
dei sistemi; i listati sono pieni di Peek e Poke per leggere
e caricare direttamente la memoria e senza una spiegazione
del loro significato si finisce solamente per fare un'opera
di pura scopiazzatura del testo.
Lo
stesso spessore del software appare francamente di poco
spessore; sono soprattutto giochi più o meno grafici:
"atterraggio lunare", "fuga dal labirinto",
"forza quattro", "othello", ecc...ma
fanno eccezione alcune utilities senza dubbio preziose in
un'epoca di scarsa diffusione delle informazioni (Internet
è piuttosto lontano).
La
pubblicazione ha resistito abbastanza poco (un paio di anni),
com'era del resto logico: la tecnologia è in evoluzione,
le macchine storiche se ne vanno una ad una. All'orizzonte
c'e' il collosso IBM ed il fenomeno dei cloni che rovinerà
tutto...
Ad
Excelsior, ottobre 2003
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