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Jurassic News: Nuova Elettronica

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Rassegna Fotografica






Come si presenta il computer di Nuova Elettronica una volta completato il progetto.

Come si presenta il computer di Nuova Elettronica una volta completato il progetto.

 

Nuova Elettronica

Anno 12 - n. 68 - Marzo 1980 - L. 2.000


Nel 1980 la rivista Nuova Elettronica, specializzata nella progettazione di Kit per hobbisti elettronici, diede seguito alle numerose richieste di occuparsi di informatica realizzando un proprio progetto di PC che in principio prese il semplice nome di MicroNE e venne denominato in seguito con un pomposo: Computer di Nuova Elettronica. In realtà si trattò di un progetto commissionato ad una ditta esterna, come del resto succedeva spesso, che se non ricordo male si chiamava MICRO LG con sede a Genova. La ditta in questione non tardò poi a farsi viva quando la schiera di appassionati si ingrossò oltre una certa soglia, evidentemente appettibile, per offrire soluzioni personalizzate e supporto anche attraverso la redazione di una fanzine cartacea spedita su abbonamento.
Il computer era presentato in scatola di montaggio, evidentemente a puntate (un tormentone durato due anni abbondanti!) durante i quali fu possibile acquistare e costruire, non certo a buon mercato, un completo computer dalle caratteristiche molto interessanti anche se presto sorpassate dall'incalzare degli eventi.
Dal punto di vista della qualita', intesa nel senso delle caratteristiche di elaborazione, non c'e' molto da eccepire: si posizionava tranquillamente alla pari dei personal piu' blasonati del momento e un miglio in avanti rispetto agli home di allora (Spectrum, C64, ecc...). Uno dei pregi è stato il fatto che la realizzazione è proseguita veramente passo-passo, compreso l'alimentatore e compresa una schedina di controllo con tastiera esadecimale e display a 8 segmenti, quattro per l'indirizzo e due per il dato contenuto. In questa maniera si sapeva esattamente perchè il reset attivava quella certa linea del processore e perchè veniva emesso quel certo indirizzo di partenza del sistema.
Il cuore del sistema era, manco a dirlo, una CPU Z80 a 1 MHz. Un semplice monitor di linguaggio macchina nella ROM (2 Kb) permetteva di controllare il sistema attraverso il tastierino esadecimale.
Attorno a questo nucleo il sistema cresceva di mese in mese, di espansione in espansione, fino a comprendere un monitor a fosfori verdi, una scheda grafica, un controller per floppy da 5 pollici e addirittura un hard-disk da 5 Mb (costava qualche cosa come 10 milioni di lire). Non mancava l'interfaccia cassette, la scheda parallela per la stampante, ecc... . Sul lato software venne commercializzato un buonissimo interprete BASIC, con parole chiave in italiano, un Assembler e successivamente una versione del CP/M che aprì la strada a tutto un mondo di software.
Non si pensi comunque che bastasse il CP/M e via! La compatibilità dei programmi e addirittura dei supporti non era affatto garantita, comunque qualcuno si sforzò di mantenere in vita il progetto anche da quel lato.
Si è molto dibattuto sulla bontà del progetto dal punto di vista tecnologico soprattutto per via di alcune soluzioni costruttive (un bus meccanicamente molto debole e la dimensione delle schede eccessiva). Poco dopo la stessa Nuova Elettronica sposò la strada della compatibilità Apple II producendo (meglio dire commercializzando) un proprio clone del modello più famoso della casa della mela, abbandonando il kit MicroNE al proprio destino.
Come si diceva prima entrò allora in campo la ditta originaria del progetto proponendo l'acquisto di schede molto avanzate (ricordo una scheda grafica da 8 Kb che per l'epoca era una enormità!).

La mia opinione personale è che dal punto di vista educativo il progetto ebbe pochi rivali in Italia. Costruire con le proprie mani un calcolatore, esaminandone tutti i risvolti, digitando personalmente il codice esadecimale, testando nuove soluzioni in prima persona ha creato una generazione di tecnici altamente specializzati e facilmente riconoscibili per competenza all'interno delle aziende. Una volta ne incontrai uno di questi personaggi in una specie di scantinato che aveva adattato il PC di Nuova Elettronica a sistema di sviluppo. Con pochissimo hardware e con la competenza software che si ritrovava mi mostrò come riuscisse a debuggare passo-passo le schede a micro-processore dei video giochi da bar per clonarli.

Una delle pratiche dell' epoca (1985 circa) era quella di prendere le piastre (cioe' le motherboard) dei vecchi giochi da bar, che si "bruciavano" nel giro di un anno o poco piu', e di montarci sopra le EPROM clonate dei nuovi giochi. L' industria giapponese, tolte alcune grosse realta' come ad esempio l' Atari, producevano in serie e facevano pochissimi cambiamenti nel layout delle schede. L'utilizzo delle CPU era anch'essa standard, in pratica si imponevano tre micro: lo Z80 della Zilog, il 6502 della Rockwell e il 6800 della Motorola. Il risultato fu' che in Italia fiorirono i clonatori, spesso semplici noleggiatori di giochi che avevano annusato l'affare e fecero credo una discreta fortuna agendo al limite della legalita' e basandosi sulla scarsa conoscenza che la Guardia di Finanza e la Magistratura avevano del fenomeno. Ho conosciuto abbastanza bene questo ambiente perche' ho lavorato per un periodo presso un noleggiatore di giochi da bar con il compito di aggiustarli e di montarne di nuovi. Confesso che mi sono divertito un sacco e non mi sarebbe spiaciuto nemmeno continuare, anche se per fortuna ho capito in tempo che per quella strada sarei andato molto poco avanti professionalmente.

Mi e' capitato di rivedere uno di questi sistemi MicroNE in funzione non tantissimi anni fa' presso lo studio di un fotografo di un paesino di montagna. Ci ero entrato per caso perche' mi serviva non ricordo più che cosa, e dietro una tenda in una specie di sgabuzzino stava il titolare davanti proprio al MicroNE. L'occasione e' stata ghiotta per parlare (alla fine mi sono fermato più di due ore li dentro, a dispetto degli amici che mi aspettavano e che si sono pure incazzati un po', forse con qualche ragione :-).
Ebbene il fotografo mi mostrò il disassemblato del BASIC e le modifiche che ci aveva fatto. Ma capite? Un semplice appassionato, forse nemmeno tanto afferrato di elettronica, si era disassemblato l'interprete BASIC e lavorando di assembler ci aveva aggiunto istruzioni che spaziavano dalle funzioni matematiche alla grafica fino ad interagire con il DOS il sistema operativo addottato per il floppy (mi sembra si chiamasse NE-DOS). Gli chiesi perchè così appassionato di informatica non era poi passato ad un sistema serio come un PC x86 e la sua risposta fu lapidaria: - "Perche' dubito che potrei mai divertirmi cosi' tanto!".

Ad Excelsior - Aprile 2002

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