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Jurassic News: Micro&personal computer 2

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Rassegna fotografica

la copertina

Il "sistema" Apple ][
Il "sistema" Apple ][

La Hewlett-Packard HP-41C
La Hewlett-Packard HP-41C

il flow-chart del gioco dei 15 oggetti
il flow-chart del gioco dei 15 oggetti

Il sistema di sviluppo AIM-65
Il sistema di sviluppo AIM-65

Il "Capricorn" HP-85
Il "Capricorn" HP-85

La pubblicità della IRET per l'Apple][
La pubblicità della IRET per l'Apple][

Il "Model T" della General Processor
Il "Model T" della General Processor
(un altro pezzo notevole di storia informatica)

Software sul cd allegato

Micro&personal computer


In edicola a Dicembre (?) 1979 a Lire 2.000

Ognuno di noi ha preferenza per questo o quel prodotto che considera a torto o a ragione superiore alla concorrenza. Qualcuno si spinge anche oltre il semplice sentimento di simpatia e si auto proclama profeta di questa o quella marca difendendo le proprie scelte in maniera a volte irragionevole da quelli che considera dei veri e propri attacchi, sferrati dai possessori (evidentemente felici a loro volta) dell'oggetto di altra marca o modello. Negli anni '80, all'inizio della mia esperienza informatica io parteggiavo per tre prodotti che, nelle rispettive categorie, mi sembravano raggiungere la perfezione. Questi prodotti erano: l'Apple II per quanto riguarda i personal computer, la HP 41C nella categoria delle calcolatrici programmabili e l'AIM-65 della Rockwell per i sistemi di sviluppo a microprocessore.

Per coloro che non sanno cosa sia un "sistema di sviluppo a microprocessore" spiegherò trattarsi di una motherboard equipaggiata con la CPU opportuna, corredata da poco software di base e da ampie possibilità di interfacciamento da usarsi prevalentemente come sistema didattico o di sviluppo. Il loro successo è stato notevole dato che il costo era molto inferiore rispetto al pc completo e dato che "studiare informatica" significava conoscere l'elettronica digitale e la programmazione in limgiaggio macchina dei micro.

Indiscutibilmente i tre oggetti che ho elencato sono stati autentici "pezzi da novanta" che hanno segnato la storia dell'informatica, ma ovviamente non i soli presenti in grado di attirare le preferenze degli appassionati.
Che dire ad esempio della TI-59 della Texas Instruments? Una calcolatrice non inferiore come capacità di calcolo, di programmazione e di espandibilità, alla concorrente HP. E il "nanobook Z80" che cosa aveva da invidiare all'AIM-65? I processori erano diversi (lo Z80 nel nanobook e il 6502 nel secondo, ma questa non costituisce una differenza sostanziale).
Accrescendo la mia esperienza mi sono spesso chiesto da dove derivassero le mie convinzioni di allora. Se infatti, per quanto riguarda l'Apple ne ero diventato nel frattempo un felice possessore, non ho mai posseduto ne la HP 41-C ne tantomeno l'AIM-65.

Questo non sorprenda perché il costo di tale apparecchiature era molto elevato. Ad esempio l'Apple II di listino era dato 1.650.000 lire al cui costo era necessario aggiungere il floppy (800.000 lire) e il monitor (o un TV color) per altre 500.000; il primo floppy disk da 5,25" ricordo di averlo pagato 7.000 lire!
La HP45-C con moduli di memoria, lettore di schede e stampante valeva la bellezza di 1.200.000 lire e L'AIM-65, ridotto all'osso e cioè senza nessuna EPROM opzionale, attorno al milione di lire.
Evidentemente il tutto deve essere rapportato alla capacità di acquisto di allora: personalmente guadagnavo (nel 1980) circa 300/350 mila lire (al mese, non a settimana!) e si capisce allora come l'acquisto doveva essere molto ma molto ponderato e certo non mi sarei potuto permettere il contemporaneo acquisto di più sistemi. Inoltre il software preconfezionato praticamente non esisteva: il calcolatore allora si programmava. Se poi si aggiunge la scarsità di tools a disposizione e le limitate risorse dei sistemi, si capisce che la dedizione doveva essere totale. Chi non ha mai sentito l'espressione "spaccare il byte"? Bene, all'epoca si doveva letteralmente spezzare i byte per ottimizzarne il consumo. Ricordo un collega programmatore "senior" che su una Olivetti DS da 4 Kb aveva sviluppato un programma di magazzino completo (i dati erano su schede perforate).

Tornando al discorso iniziale dicevo che non mi è stato chiaro il perché delle mie scelte tecnologiche fino a qualche settimana fa quando, a seguito di circostanze che non mi dilungo a raccontare, mi sono trovato a rileggere il numero 2 della rivista "m&p microcomputer" acquistato per 2.000 lire nel 1979: su tale rivista sono recensiti proprio i tre prodotti citati. Coincidenza? Io credo poco alle coincidenze e finalmente penso di essere giunto alla soluzione dell'arcano.

Per spiegare meglio a chi non ha vissuto direttamente l'epoca di cui si tratta, è necessario specificare che le fonti informative erano molto limitate se confrontate con l'attuale: niente Internet, riviste italiane poche (al momento della nascita di m&p era presente, per quanto mi risulta, solo Bit della Jackson), riviste inglesi introvabili se non nelle biblioteche delle Università e per finire il costo elevato delle pubblicazioni periodiche o monografiche.
Se si escludono pochissimi fortunati, praticamente nessuno aveva accesso ad un personal e tantomeno se ne poteva permettere uno a casa. I giornalisti specializzati erano considerati dei veri e propri profeti e molta della fama conquistabile dalle apparecchiature dipendeva dalle loro parole. Non è questa la sede per filosofare se questo potere sia stato usato a fin di bene o al fine del semplice guadagno personale a discapito dell'onestà intellettuale (i sospetti sono legittimi).

Mi sono anche chiesto come e perché mi sia sfuggito all'epoca il primo numero della rivista. La risposta questa domanda l'ho avuta leggendo una lettera di un lettore nella immancabile rubrica della posta: il primo numero era uscito allegato alla rivista "Suono". Strano vero?
A pensarci bene la cosa non è poi tanto sorprendente se si considera la vocazione tecnica delle riviste di Hi-FI dell'epoca: prove di prodotti con tanto di smontaggio pezzo per pezzo dei vari apparecchi e poi misure di prestazioni e confronti fra modelli. Un tipo di giornalismo tecnico che ha resistito parecchi anni migrando quasi invariato dalla bassa frequenza al digitale.
Lo stesso numero 2 riporta la dicitura: "allegato al numero 89 di SUONO" e da nessuna parte è riportata la data di uscita. Solo un paio di indicazioni fanno capire che il numero si riferisce a dicembre 1979/gennaio 1980 e che la rivista, per ora bimestrale, non sarà più a supplemento della sorella dedicata al mondo dell'acustica.
La testata riporta per intero le scritte "micro & personal computer", occupando non poco spazio sulla copertina. Più tardi l'immancabile restyling provocherà la sparizione della dicitura completa sostituita dalla meno ingombrante sigla "m&p". In copertina fanno bella mostra un Apple II (non è ancora la versione "europlus") con ben due disk drive e in un angolino la piastra AIM-65. Il tutto su sfondo nero come la pece: un particolare che ricorrerà spesso nelle riviste dell'epoca. Sul display dell'Apple (ovviamente un televisore e forse nemmeno a colori) una immagine in quella che oggigiorno chiameremo "bassa risoluzione", rappresentante il braccio di un giradischi nel suo movimento radiale: un chiaro omaggio alla rivista genitrice.

Il sommario riassume le circa 80 pagine:
- personal computer Apple II
- calcolatrice programmabile HP 41-C
- scheda microcomputer Rockwell AIM-65
- programmazione strutturata
- il gioco dei 15 oggetti
- anteprima computer HP 85
Lo spazio assegnato alle calcolatrici programmabili è notevole: il gioco dei 15 oggetti, risolto con l'aiuto di uno di questi proto-computer, occupa ben 6 pagine fitte di schemi, flow-chart e listati.
La rubrica "Grafica computer" (nemmeno citata nel sommario) è poco più di un introduzione ma arrivare a rappresentare la Sicilia con tutte le sue province colorate era all'epoca sicuramente una sfida.
La prova dell'Apple II occupa la bellezza di 9 pagine molto ricche di fotografie a colori. La recensione, opera di Marco Marinacci, un nome che avrà la sua notorietà di li a poco con la fondazione della Tecnimedia e della rivista "MC microcomputer", si legge ancora con piacere. Ricca di particolari tecnici si può dire rappresenti un pre-manuale vero e proprio del prodotto.
Non meno ricca la prova della calcolatrice HP 41C: un gioiello destinato a rimanere una pietra miliare nella storia dell'informatica personale. Nelle sette pagine dedicate Paolo Galasetti ce ne illustra praticamente ogni aspetto con la dovizia di particolari necessaria a catturare l'interesse del lettore "tecnico" dell'epoca.
Bo Arnkit (il nome non vi è nuovo, vero?) è l'autore della prova dell'AIM-65 della Rockwell, meglio nota oggi per i chip nelle apparecchiature di telecomunicazione. Si tratta di un oggetto formato da un circuito stampato e da una tastiera alfanumerica collegati tramite un flat di pochi centimetri. Nessun cabinet, anche la tastiera mostra le sue "nudità", l'alimentatore non esiste: ne comprate uno adatto (5 e 24 Volt) o ve lo costruite! Siete o non siete degli "elettronici"?
Le caratteristiche di questo prodotto sono un passo in avanti rispetto ai prodotti concorrenti: una vera tastiera, un display da ben 20 caratteri e addirittura una stampante termica saldata direttamente sulla motherboard, ne fanno un prodotto di livello semi-professionale. Ampie le possibilità di espansione grazie al chip VIA (Versatile Interface Adapter) a supporto del mitico micro 6502, un'altra sigla che ha significato qualcosa (Apple, Commodore 64, et...). Un cabinet plastico (di un impossibile colore azzurro e acquistabile a parte) in grado di racchiudere piastra e tastiera e la disponibilità dei linguaggi Assembly e Basic su ROM, possono trasformarlo in un personal anche se "sui generis" disponendo del solo visualizzatore via display alfanumerici mentre manca del tutto una uscita video.
Una succosa anteprima ci presenta il "Capricorn", meglio noto come HP 85. Dato che posso vantarmi di averne usato uno qualche anno dopo, non esito a definirla una macchina "semplicemente stupenda". La qualità costruttiva inarrivabile, il display integrato, se pur limitato nelle dimensioni e solamente in bianco e nero, mostra scritte nitide e una buona risoluzione grafica; infine il drive di cassette magnetiche è un vero e proprio "streamer" con una gestione accessibile dal Basic. Peccato per il prezzo: quasi quattro milioni!
Microprocessori, memorie, chip di supporto ma per collegare il tutto? Il buon vecchio BUS, tornato prepotentemente di moda recentemente, ci viene spiegato in un articolo che oscilla fra il divulgativo (il commutatore che accende le lampadine in sequenza) e il tecnicismo spinto (l'uso delle uscite "open collector" dei TTL).
Una introduzione alla programmazione strutturata conclude la parte giornalistica della rivista. In coda una utilissima lista di caratteristiche, indirizzi e prezzi di una vasta gamma di prodotti che vanno dalle calcolatrici (rigorosamente programmabili) ai personal computer.

A parte la retorica presente nell'editoriale e nelle risposte della rubrica "La posta dei lettori", è un "pezzo di storia" che si legge ancora con piacere. Il desiderio di possedere qualcuno di quei miti non può che risvegliarsi spingendoci a frugare dietro gli scatoloni nel garage :-"Eppure mi sembrava di averlo messo qui da qualche parte...".

Buona retro-lettura.

sonicher@interpuntonet.it

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