Se
avessi dovuto scegliere fra uno e l'altro, fra un
C64 o uno Spectrum, avrei sicuramente optato per il
primo e sapete perché? Per la tastiera! La
tastiera è il punto di contatto fra voi e la
macchina, io la dovevo sentire fisicamente; volevo
dei tasti che si potessero pigiare per davvero, che
facessero il dovuto rumore, non quelle pseudo matrici
pastiche a sfioramento o del tipo "pigia ma non
sai se l'ha preso". Questo se non avessi già
ampiamente dato fondo a tutte le mie finanze comprando
un Apple IIe. Probabilmente il miglior acquisto che
abbia fatto in tutta la mia vita.
Il Commodore 64 (C64 per gli amici) è presentato
in anteprima con tanto di trombe e tappetto rosso.
Si capisce subito che è la macchina giusta:
massima dotazione di RAM (64K, che per un processore
a 8 bit è il limite di indirizzamento), massima
espandibilità, massima compatibilità
con le periferiche del modello precedente (il Vic
20) e piena compatibilità del software (lo
stesso Basic). Il prezzo è appena sotto il
milione di lire, non bassissimo ma giusto.
Nello stesso numero della rivista la recensione di
un altro home: il Tandy TRS-80 Color ma la classe
del sistema è sicuramente inferiore, basta
guardare la tastiera.
Una rassegna fotografica delle ultime novità
dal "Data Show" di Tokyo occupa la parte
dedicata alle notizie e reportage. Tutte macchine
interessantissime ma che non saranno mai importate
in Italia. Diciamo ci la verità: l'Italia è
terzo mondo per l' industria informatica.
Nella rubrica "Attualità" un excursus
su quale potrebbe essere il sistema operativo del
futuro. Ci credereste? L' autore punta su Unix e come
dargli torto? I sistemi operativi dell 'epoca, CP/M
e DOS non sembrano in grado di soddisfare i requisiti
richiesti da una elaborazione multiutente, multitasking
e, perché no, multimediale che si profila all'orizzonte.
Per la rubrica "Software" un prodotto incredibile;
"The last one" in grado di generare programmi
Basic partendo da una descrizione del problema da
risolvere. Si tratta di un primo approccio a quelli
che diverranno i linguaggi di IV generazione. -"Finalmente",
dice l'articolista -"Anche i non iniziati possono
implementare le proprie idee su un calcolatore senza
preoccuparsi di ingaggiare a caro prezzo un programmatore
professionista o imparare le tecniche di programmazione"
(sic!).
Nella sezione listati alcuni interessanti progetti
software: un programma di backup su nastro per AppleII;
una disquisizione sul trattamento dei file per i sistemi
PET (i Commodore della serie 4000 e 8000); due codici
didattici: il problema delle otto regine per Sinclair
e i quadrati magici per Atari. Non sono dimenticate
le calcolatrici programmabili in standard RPN e SOA.
L'anno 1982 fa parte del quinquennio definito "Aureo"
dell'informatica personale. Un mercato tutto da costruire,
per non parlare degli utenti da istruire. Qualcuno,
con il senno di poi, ha ipotizzato l' esistenza di
una strategia precisa coinvolgente le case produttrici
di hardware e le riviste di settore. Una sorta di
santa alleanza con il preciso scopo di spingere i
consumi, costi quello che costi, senza una "morale"
che abbia come scopo finale la crescita culturale
delle persone. Io non sono d'accordo: mi sembra che
le riviste di informatica abbiano dato ai propri lettori
esattamente quello che chiedevano e cioè notizie,
informazioni e soprattutto formazione. E' del tutto
inutile stracciarsi le vesti gridando alle mancanza
della scuola e alla latitanza delle istituzioni; in
fondo mica la scuola vi ha insegnato come si usa il
telefono o il fax o la lavatrice o la TV!. Io ho sempre
saputo che il salto di qualità lo potevo fare
solo frequentando una facoltà scientifica che
fosse orientata al calcolo automatico. Inutile e ingiusto
accusare le riviste di scarso spessore culturale,
prendete ad esempio le riviste di motociclismo o automobilismo:
non mi si venga a dire che la lettura di tali testate
crea un meccanico capace o migliori guidatori! Anzi,
a giudicare da quello che si vede sulle strade forse
è proprio il contrario...
Luglio
2002
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