| Rassegna
fotografica

La copertina

AMIGA e il GenLock: tutti registi...

La "creatura" di Steve: il cubo "Next"

Portatili sì, a qualsiasi costo. Questo è l'AMSTRAD; notate
la soluzione ingegnosa per il display.

I primi HD removibili. Di buono questo è servo-assistito
nell'inserimento/rimozione.

Scrivere con..."Sprint".

MegaGame 64: una serie di articoli
fra i piu' noiosi che sono mai apparsi su una rivista di
informatica (parere strettamente personale, chissa' a quanti
invece sono piaciuti!).

Canbridge Z88 - quando anche il
nome dettava serietà!
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MC
Microcomputer
N.
80 – Dicembre 1988 - Lire 6.000
Meno
male che il settore home mantiene vivo l’interesse
degli appassionati! Amiga e Archimedes sono solo due nomi del firmamento informatico
che brillano più degli altri e che, come si conviene, fanno
discutere gli appassionati su quale sia il sistema superiore
per tecnologia, programmi e prestigio.
Amiga è un bel pezzo avanti sia
perché obiettivamente ha cominciato prima, sia soprattutto
perché ha saputo ritagliarsi delle fette di mercato importanti
nel settore semi-professionale della video-registrazione.
La pubblicità nelle pagine iniziali della rivista (vedi
foto a lato) prefigurano la possibilità di costruirsi un
sistema completo e quel che è più importante, non molto
distante dalle possibilità economiche dell’hobbista
evoluto.
Archimedes
invece è ancora all’inizio. Ha stupito, questo è certo,
ha fatto breccia in molti “cuori informatici”
ma come mai allora se ne parla poco sulle riviste del settore
(che all’epoca erano cinque o sei al massimo)? Si
lamenta della cosa un certo signor Olivotto,
le cui lamentele pubblicate nella rubrica della posta sono
state prima clamorosamente smentite da una ricca presentazione
del prodotto apparsa sulle pagine di Micro & Personal Computer (testata rivale di MC) e poi
ulteriormente mitigate dalla promessa di MC di occuparsene
in maniera continuativa.
Il
problema vero è che il DOS (MSDOS) sta guadagnando terreno
a vista d’occhio anche purtroppo nell’utenza
home. Colpa di una serie di fattori diversi che concorrono
a ciò: la diminuzione dei prezzi dei PC, la loro evoluzione
tecnologica con schede grafiche all’altezza e schede
sonore aggiungibili, software ludico solo leggermente inferiore
rispetto alle piattaforme da sempre più “dedicate”
al settore e non ultimo l’evidente comodità di disporre
dello stesso sistema sia in ufficio sia a casa. Ma
perché la gente dovrebbe accontentarsi dello spartano DOS
se potrebbe disporre di ben altro?
E’ il mistero che non fa dormire i
tanti signor Olivotto che
il cervello per pensare ce l’hanno, eccome!
Dedicato
a chi sa sognare l’articolo di presentazione (una
news lunga) di un nuovo favoloso sistema di
elaborazione: il Next, creatura di quel Steve
Jobs prematuramente esonerato
dalla direzione della Apple, che
sta cercando di consolarsi realizzando dei veri e propri
sogni (sia i suoi che quelli degli altri). Del Next (il
“cubo” per gli amici) ci sarà da parlare nei
prossimi mesi/anni, anche se con il senno di poi non era
poi così sbalorditivo come progetto industriale (senza nulla
togliere all’ingegnerizzazione
che quella sì che era sbalorditiva!).
Parliamo
di software. Chi ha usato, ma anche chi usa attualmente
i prodotti della Borland forse
non sa che sta utilizzando un pezzo di storia. Mi riferisco
al prodotto “Borland Sprint”, un word processor
lanciato dalla casa famosa per i prodotti “Turbo”
come alternativa al Word della Microsoft e agli altri prodotti
di case all’epoca più o meno famose. Di questo “Sprint”
ne rimane una chiara traccia negli editor che corredano
gli IDE di programmazione della Borland.
Marco
Pesce è un autore che si è fatte le ossa sulle pagine di
MC per poi fare una carriera giornalistica sicuramente brillante.
Su MC ha iniziato curando una serie interminabile di
articoli dedicati alla realizzazione di un video
games per il Commodore 64. Il progetto doveva essere una specie di realizzazione in cooperativa: i lettori di buona volontà
avrebbero dovuto partecipare alla realizzazione, coordinata
appunto da Marco, chi con una routine assembler, chi con
la colonna sonora, chi con qualche sprite. Mi sembra di capire leggendo la
puntata del numero 80 che l’esperimento fu,
dal punto di vista del lavoro di gruppo, una specie di fallimento.
Il motivo è evidente: troppo farraginoso il meccanismo di
comunicazione in un’epoca dove la posta elettronica
si sa a mala pena cosa sia… Comunque
il gioco sono riusciti a realizzarlo ma sinceramente non
posso essere preciso sulla validità della realizzazione
(il C64 non l’ho mai avuto!). Mi è sembrato interessante
segnalare un tentativo di sviluppo che era già una realtà
nei paesi telepaticamente evoluti e che troverà in futuro
nel progetto SourceForce l’apice
massimo del suo successo.
La
Borland, che meriterebbe evidentemente
un Oscar alla carriera, si è sempre contraddistinta per
la qualità delle proprie realizzazioni.
Così è stato anche per il Turbo Prolog al quale la testata MC è riuscita addirittura a dedicare
una rubrica fissa. Leggendo gli articoli sembra proprio
che la gente ci creda che questo modo di programmare fosse
il futuro! Anche in questo caso
non si possono trovare dei colpevoli certi delle promesse,
delle convinzioni ed infine dei fallimenti. In una parola
“il clima” che si stabilisce nel mondo informatico
crea a volte degli eroi, a volte dei mostri.
Ad
Excelsior.
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