| Rassegna
fotografica
La copertina
La calcolatrice Sharp Pocket PC 1350 completa di “docking
station” con stampantina termica
Prime applicazioni su cd-rom
Microsoft Quick Basic [si noti come le
schermate siano prese come foto direttamente dal
monitor, ancora evidentemente gli screen-grabber non erano
apparsi]
Borland Turbo Basic. Si comincia a parlare di vero IDE
La CGA vi va stretta? Un po’ di soldi… ed il
gioco e’ fatto!
Il processore Intel 80386 in una foto presa direttamente
dalla piastra madre. Ai tempi non occorrevano ventole o
dissipatori.
La favolosa grafica dell’Atari ST: veramente un secolo
avanti rispetto alla zoppicante CGA. |
MC
microcomputer
N.
70 – Gennaio 1988 - Lire 5.000
Ormai
il settore informatico professionale è completamente in
mano all’architettura PC AT, mentre nulla è ancora
deciso nel settore home. Sono vive
e vegete macchine come l’Atari ST, l’Amiga (siamo
alla issue 2000) senza dimenticare
i diffusissimi 64 e Spectrum, vere e proprie “macchine
da gioco”. Apple ha sempre il sul Machintosh da promuovere
e difendere ma si capisce che se la vedrà dura con tutti
questi cloni 286 che spuntano come funghi e che costano
“un niente”!
Gli
articoli di questo numero che maggiormente mi sembrano significativi sono: “Memorie Ottiche”, un excursus
su presente (poco) e futuro (possibile) dei cd-rom contenenti
dati piuttosto che musica e una prova comparativa fra “Microsoft
Quick Basic 3.0” e “Turbo Basic della Borland”.
Dei
supporti ottici si può dire ancora
poco (nel 1988) se non che diventeranno sicuramente i supporti
del futuro prossimo. La capacità incredibile (che è rimasta
invariata a 640 Mb dal momento della stesura delle specifiche
fino ai nostri giorni 2003) facilmente suggerisce che il
destino di questi supporti è quello delle banche-dati, enciclopedie
e contenuti multimediali anche se per questi ultimi non
si sa ancora cosa e come.
Il
Basic è ancora il principe indiscusso della programmazione
dei personal. Nelle accademie si studia il Pascal e il sempreverde
Fortran, nelle aziende divampa il COBOL, nell’industria
si lavora principalmente in Assembler ma chissà per quale
strano disegno sembra che nessun produttore di personal
si sogni di farsi mancare il suo buon Basic. Ogni interprete
ha le proprie estensioni (sempre incompatibili) e le proprie
caratteristiche da sbandierare sotto il naso dei concorrenti.
Ma veniamo alla prova comparativa
fra i due basic di punta per il mondo PC: Microsoft QuickBasic
e Borland Turbo Basic. In Italia non è ancora permessa
la pubblicità comparativa e anche le riviste attente al
borsellino (in fondo vivono di pubblicità e tutto si può
dire di MC meno che non sia ossequiosa con la clientela…)
cercano di non scontentare proprio nessuno. La conclusione
è quindi salomonica: sono belli, buoni, bravi, utili, apprezzabili….
entrambi i prodotti. Con buona pace di tutti.
Una
delle novità nell’hardware sono i portatili con cuore
80286. Finalmente anche il settore mobile può fregiarsi
della sigla “16 bit”. I prezzi sono, manco a
dirlo, stratosferici ma almeno hanno come contropartita
positiva il calo delle quotazioni
delle sempre valide macchine a 8 bit. In fondo nessuno si
fa illusioni: il portatile non puo’ sostituire la
potenza di un desktop e parimenti un Personal Computer da
scrivania può ancora competere con i mini
dipartimentali (che stanno vivendo il loro primo
e ultimo Eldorado). Ma all’orizzonte c’è già
il 386 e tutti sanno, ma fingono di non saperlo, che presto
spariranno sia gli 8 che i 16 bit per lasciare il posto
allae promesse dei 32 bit veri o presunti: una versione
del 386 (siglata “SX”) era un 32 bit interno
con bus a 16 bit esterno, un accrocchio nemmeno tanto originale
per la Intel che l’aveva
propinato pari pari anche con l’8088, il fratello
“castrato” dell’8086..
Le
prove hardware raggiungono il loro
apice nella descrizione fin troppo dettagliata del prodotto
Interdata ID-386. Un sistema 386 carrozzato come un server,
classico enorme bottone rosso a levetta per l’accensione
che per azionarlo ci vuole davvero
forza! (design copiato da IBM) e addirittura unità di backup
a nastro da ¼ di pollice. Queste unità di backup a nastro
hanno avuto una diffusione molto ampia. Le cassette (“cartrige”
sarebbe il nome scientifico) erano robustissime (addirittura
il lato di base era metallico), affidabili come poche
altri supporti e capienti quanto basta (sono partite
da 60 Mb e sono arrivate a 1,2 Gb prima di abdicare a favore
di altre tecnologie). Per assicurarvi la macchina in configurazione
completa dovete sborsare circa 12 milioni delle vecchie
lire del 1988. Una piccola fortuna ma più o meno quello
che in proporzione spendereste
oggi per un server al top della tecnologia.
Personalmente
sono sempre stato affascinato dalla tecnologia dei supporti
a nastro. Non so precisamente per quale profondo anelito
psicologico ma sta di fatto che ne ho collezionate un bel
po’ (almeno 5/6, ma per un hobbista mi sembra decisamente abbastanza), prima di rinunciare definitivamente
in favore dei supporti ottici (cd-rom prima e DVD ora).
Credo che uno dei rumori più affascinanti che possa emettere
un calcolatore sia proprio il fruscio di trascinamento
veloce del nastro in questo tipo di supporti. Sapere poi
che potevi comandarne il posizionamento,
andare su e giù per il nastro scrivendo in pochi registri
del controller (che se non era proprio uno SCSI ci assomigliava
sempre molto), dava l’impressione di poter dominare
il sistema totalmente.
Per
la verità uno dei fattori che mi hanno fatto adottare queste
unità è stata la disponibilità dei supporti a buon mercato
(leggi gratis) che ebbi in un certo periodo della mia carriera
informatica. All’epoca infatti lavoravo per una ditta che aveva grande disponibilità
di queste “cassette” che venivano usate per
la comunicazione di dati e programmi con i clienti. Ne
esistevano interi scatoloni semi-abbandonati in ogni
angolo della sala macchine e del magazzino e quindi appena
riuscì a mettere le mani su una unità Quick-02 SCSI, scovata
al mitico mercatino di Marzaglia, mi ritrovai in men che
non si dica con qualche decina di supporti pieni di software
backuppato di ogni natura (giochi, compilatori, linguaggi,
software verticale, office…). Che
gioia poter liberarsi di circa 400 floppy da 5 pollici e
di almeno il doppio da 3,5”! I problemi nascevano
semmai quando bisognava recuperare qualche cosa dal nastro:
lunghissime sessioni di restore passate fra avvolgimenti
del nastro, ricerca del TOC, display del contenuto, scelta
dei file e poi lancio dell’operazione in una sequenza
che prendeva ore di tempo.
Per la cronaca ho recuperato tutto nel 1999 con una mega
operazione di restore durata almeno 6 mesi fra: approntamento
di un vecchio 486 giusto per la bisogna, restore di tutti
i nastri (uno/due al giorno dato
che lo facevo in ufficio) e scrittura su un totale di 10-12
cd-rom. Ora un collega mi viene a dire che i cd-rom non
sono poi così affidabili e che lui addirittura riversa i
cd su cassette DAT! Io però ho capito la lezione e ho rinunciato
alla cassette: conservare comporta
una strategia di lungo termine e una pianificazione dettagliata
dei bisogni. Fra qualche anno trasformerò i cd-rom in DVD,
che mi dicono avere maggiore vita, poi in futuro vedremo…
Un’altra
moda passeggera è stata quella dei programmi per il Desktop
Publishing di stampo “popolare”. Anche
in questo fascicolo di MC se ne menzionano due: il famoso
“Ventura” e una soluzione specifica per Amiga:
il programma “PageSetter”. Successivamente
questo tipo di applicazioni sono migrate verso il basso
venendo risucchiate dalle crescenti prestazioni dei word-processor
e verso l’alto dalle soluzioni strettamente professionali
come XPress o InDesign, rilasciati principalmente per l’ambiente
Mac.
Tornando
alle novità del fascicolo da segnalare la comparsa della
pubblicità di un nuovo “rivoluzionario” calcolatore
personale: Archimedes. Costruito dalla
Acorn in Inghilterra, azienda non nuova del settore,
ed importato in Italia dalla Ricordi (che credo sia stata
una branca della ben più famosa casa musicale), l’Archimedes
ha tutti i numeri per stupire: CPU Risc a 32 Bit per una
potenza di calcolo inarrivabile. La pubblicità non rivela
altri particolari della configurazione hardware ne menziona
il prezzo di vendita: tipico esempio di
oscurantismo italiano.
Archimedes comunque è ricordato
come un’altra “perla ai porci”, cioè un
sistema dalle capacità elaborative elevatissime ma affossato
assieme a quasi tutti gli altri (è resistita solo la Apple)
dalla mediocre architettura dei PC Wintel (Windows-Intel).
Così
va il mondo! Ad Excelsior.
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