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La
cosa più interessante dell’intero numero sono le 14
pagine dell’indice generale dal numero 1 al 100 suddiviso
per categorie. Le 14 pagine a due colonne zeppe zeppe di
dati costituiscono la radiografia della rivista e dell’evoluzione
dell’informatica.
Si
ritrovano i reperti di rubriche storiche come “CP/M”,
partita dal numero 13 e morta al numero 54; “Do it
Yourself” che con alterne vicende copre dall’uno
fino al trentatreesimo numero; “Grafica” che
è sempre stata presente, e così via. La parte del
leone la fa la lista delle prove dei sistemi usciti nei
quasi dieci anni di copertura della rivista. Basta scorrerne
i titoli per rimembrare le vecchie macchine lente e difficili,
così incerte nell’uso e così “amiche”
silenziose di tante nottate. Apple, Commodore, Sinclair, Atari, ma anche delle calcolatrici programmabili
SOA e RPN. Una litania di ricordi, di battaglie e
sconfitte ma anche di tante vittorie sugli algoritmi ottimizzati,
su quel dannato programma che va in loop, su quell’incredibile
baco dell’interprete… E ancora i programmi:
chi non ricorda l’incredulità di fronte a Visicalc
con le sue celle che si ricalcolano magicamente e WordStar?
Non era forse l’anima stessa del computer? Quante
volte ho pensato a come simulare quella sua dannata funzione
di mettersi a formattare il testo non appena smettevi un
pochino di digitare! Certo, bastava trappare la routine
di tastiera, ma quante prove e quanti crash!
Poi
lo stupore del Turbo Pascal con quel suo menù così dimesso
in cima alla pagina ma che compilava con il turbo (dalla
sua velocità ne è derivato nome e fama). E le
prime reti? Postare un file sul server (server si fa per
dire) e recuperarlo su un altro PC: finalmente! Anche
il PC ha la sua rete, altro che DecNet (che però era tutt’altra
cosa).
A
lungo mi sono domandato il perché del lento declino della
testata (che è a malapena arrivata al traguardo del duecentesimo
numero). Lentamente ma inesorabilmente
la natura commerciale, a volte spudoratamente commerciale,
dell’iniziativa ha preso il sopravvento sulla professionalità
degli articoli. Una mole indicibile di pubblicità
ripetitiva, insistente, poco informativa e poco accattivante
ha sepolto quello che c’era di buono. Poi
le autocelebrazioni, il ripetere “guardate che bravi
che siamo” e l’ultimo crack venuto dalla rete
che Mc ha candeggiato in innumerevoli appelli e rimostranze
sullo stato da terzo mondo della telematica nostrana.
Un botta e risposta continuo fra il direttore Paolo Nuti
e la Telecom che non voleva saperne proprio! Che miopia,
che incredibile mancanza di visione manageriale
da parte del gestore unico della telefonia. Così Mc è lentamente
scivolata sul banale, sui tornei di scacchi inter-aziendali
(ma chi se ne frega?), sulle cosidette “StoryWorld”,
improbabili racconti di fantascienza per buona parte scopiazzati
o almeno per niente originali. Una pena vederla annaspare
in edicola lottando con le testate più fresche; quelle magari
mordi e fuggi ma che le cose le dicevano eccome, mentre Mc
rimaneva aggrappata al suo canotto alla deriva continuando
a gridare: -“L’informatica italiana sono io!”
quando ormai gli altri erano miglia lontani.
Addio
Mc, vivrai ancora per qualche anno ma noi ci salutiamo
qui. Abbiamo passato assieme tante belle ore che rimarranno
cariche di ricordi e di speranze. E’ venuto ora il
tempo di guardare avanti.
Ad
Excelsior.
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