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Premessa
L'idea
di scrivere questa che possiamo chiamare "retro-recensione",
mi è sorta alla notizia che la Tecnimedia intenderebbe
ritirare e quindi non pubblicare più la rivista "MC
microcomputer", che è stata per un buon decennio
la rivista guida del settore. Non conosco le difficoltà
della pubblicazione attuale, avendone abbandonato l'acquisto
molti anni fa ed esattamente quando la redazione ha deciso
di inboccare quella che io giudicavo allora "una brutta
strada" e che (il condifionale è d'obbligo)
si sia rivelato il "viale del tramonto".
Quello
che riporto nella recensione non è frutto di fantasia,
ma la descrizione di come io sono venuto in possesso del
primo numero e delle mie emozioni registrate allora e rivedute
oggi sfogliandone le pagine.
Rassegna
fotografica

La
copertina

ll
VIC1001

L
'Atari 800 messo a nudo

La
"spettacolare" grafica dell'Atari

La
TI-59 con la stampante PC-100C

La
grafica da sogno.
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MC
microcomputer
In
edicola a Settembre 1981 a Lire 3.000
Immaginatevi
20 anni fa, settembre 1981, estate finita, l'apertura dell'università
è ancora lontana (si, una volta cominciava il 5 di
novembre!). Stò spulciando il magro scaffale delle
riviste di elettronica che il mio edicolante di paese propone;
ci sono alcune testate mitiche: "CQ", "Nuova
Elettronica". Da qualche mese però hanno fatto
la loro comparsa anche due riviste dedicate esplicitamente
al mondo dei calcolatori o meglio dei "microcalcolatori"
e precisamente "microcomputer" e "bit".
Prima ci si affidava agli sporadici articoli presenti sulle
riviste di radio o di elettronica. Questo mese c'è
una novità, una nuova rivista: copertina a sfondo
nero, molto elegante e un logo "MC microcomputer"
con le due lettere "MC" stilizzate in argento
e la scritta "microcomputer" in corsivo rosso,
fa bella mostra di se in copertina l'atari 800 con disk-drive
(floppy da 5,25", si intende!), come display un televisore
portatile a colori e un joystick, immancabile segnale della
vocazione "home" della macchina. Il prezzo della
rivista è un pò caro (considerando l'inflazione
e lo scarso potere di acquisto che vantavo all'epoca, 3.000
lire di allora equivalgono più o meno alle 12.000/15.000
lire di adesso) ma l'astinenza estiva mi fà tentare
e la prendo..
Esco dall'edicola con la nuova rivista sotto il braccio
pensando ad un posto tranquillo dove andarmela a leggere.
Ho deciso: me ne vado al lago; la stagione è finita
e c'è pochissima gente in giro; il pomeriggio è
stupendo, ieri ho fatto un esame (Fisica II) e fino a domenica
ho deciso di non rimettermi sui libri; Carla rientrerà
solo fra una settimana. Insomma mi posso godere in santa
pace la lettura dedicata alla nuova passione che mi stà
montando da un paio d'anni.
Ci sono, comodamente, ma poi mica tanto, sdraiato sul pontile
apro il primo numero di quella che diventerà rapidamente
la rivista di riferimento per il mondo dei micro e che rimarrà
su questo trono virtuale per anni, prima di scivolare inesorabilmente
lungo la china dell'anonimato e dell'oblio.
Il
sommario non è così ricco come siamo abituati
nelle pubblicazioni attuali comunque promette uno "Speciale
Giappone", una introduzione al "Pascal",
la recensione dell' Atari 800, di un plotter a 8 penne (una
periferica molto di moda all'epoca, eclissata dalla comparsa
delle stampanti grafiche), la prova di un disco rigido da
collegare all'Apple, un articolo sull'interfacciamento hardware
del calcolatore HP-85, una introduzione alla grafica in
tre dimensioni e una pletora di piccole rubriche dedicate
ai sorgenti in Basic Applesoft e nei linguaggi macchina
delle calcolatrici programmabili che vanno per la maggiore;
per finire la "Guida Computer": 10 pagine di prezzi
di tutto ciò che si può comprare in Italia
che assomigli ad un computer.
La grafica interna è molto spartana, rare le foto
a colori, la pubblicità molto discreta e diretta
(bisogna convincere un tecnico non un manager), ovunque
un colore "salmone" che a vederlo adesso fà
vomitare.
Le News sono una accozzaglia di notiziole che in qualche
misura si possono associare al mondo della microprogrammazione.
Scopriamo così che è uscita una nuova ROM
per lo ZX80 della Sinclair, la TI-55-II della Texas Instruments
(costa 60.000 lire; pensare che due anni fà ho comprato
la HP 25C per un prezzo doppio!), un AppleII è stato
usato per stilare le classifiche del "Rally del Ciocco"
in Toscana e sembra sarà usato addirittura per la
prova del campionato mondiale di San Remo del prossimo anno
(ma prima se le facevano a mano le classifiche?).
Ma
computer ce ne sono in giro? Certo! Nel 1981 il mondo della
micro informatica era in pieno fermento: quanche centinaio
di modelli venivano prodotti da altrettante ditte e dittarelle.
Chiunque possedesse una qualche inventiva e capitali sufficienti
si poteva cimentare nella produzione del "calcolatore
made in Italy", come la GP (General Processor) di Firenze
(pubblicità a pagina 13) che produce un PC (la sigla
PC è successiva, ma rende l'idea del tipo di calcolatore)
basato sul micro Z80 e sul CP/M che, per chi non lo sapesse
era il sistema operativo di riferimento prima dell'arrivo
del DOS della Microsoft.
Lo
"Speciale Giappone - Dal nostro inviato a Tokyo"
è una cronaca della visita ai padiglioni di una fiera
internazionale dove fanno bella mostra di se le nuove tecnologie
e le nuove macchine (alcune delle quali non calcheranno
mai l'italico suolo). Calcolatori bellissimi con schermi
a colori che promettono meraviglie, ma anche il VIC-1001
(la versione con gli occhi a mandorla del VIC-20) mostrato
sulla scrivania di un navigatore, promette chissà
quali meraviglie nei calcoli geografici.
"Il
Pascal", articolo in più puntate, promette di
insegnarci questo stupendo linguaggio teorizzato dal buon
vecchio professor Wirth del Politecnico di Zurigo. Con esso
fà la comparsa la programmazione strutturata, che
altri idiomi dell'epoca non permettono ancora (Basic, Fortran).
Diventerà il linguaggio per eccellenza?
Possiamo
rassicurare l'autore dell'articolo: non è l'unico
linguaggio del presente, ma si stà difendendo bene,
anzi benissimo con Delphi. Il Turbo Pascal della Borland
apparirà fra qualche anno, per ora suscita ammirazione
la versione UCSD che è anche un vero e proprio sistema
operativo e si può acquistarne una versione per l'Apple.
La
prova hardware e software del micro Atari 800 di Marco Marinacci
(uno che all'epoca sapeva scrivere), occupa ben 8 pagine
zeppe di foto, alcune veramente minuscole, che mostrano
i vari pezzi smontati della macchina e gli schermi dei software
caricati di volta in volta. La macchina sembra costruita
molto bene: il processore è il 6502 (lo stesso dell'Apple
][), la dotazione di RAM è di 48K ed è possibile
inserire in apposito slot, accessibili dall'esterno, delle
cartucce ROM con il software, ad esempio l'interprete Basic
dotato di "incredibili" estensioni grafiche (bidimensionali,
si intende) che permettono di disegnare cose come quella
mostrata nella rassegna a fianco (non ridete per favore).
Una
volta era uso smembrare letteralmente pezzo per pezzo qualsiasi
oggetto hardware entrasse in una redazione. Credo che ci
fosse la convinzione, peraltro giusta, che il lettore era
anche uno "smanettone" e volesse sapere come era
costruito un calcolatore prima di usarlo. Attualmente (2001)
il termine "smanettone" viene attribuito al personaggio
che "smanetta" sulla tastiera (più veloce
digita e più sale la considerazione degli amici e
colleghi), veceversa si usava indicare con tale termine
il curioso per eccellenza, il tecnico "fai da te".
La dotazione del software era un'altro dei crucci di chi
decideva l'acquisto di quello o qull'altro sistema di calcolo.
Una volta il software o te lo davano assieme al sistema
o te lo scrivevi! Il fenomeno delle "Liste software",
cioè degli annunci che attualmente manderebbero dritto
in galera l'incauto inserzionista, nasce poco dopo.
La
prova del plotter Watanabe WX4636 è la seconda delle
recensioni presenti. Sei penne e ampia (in realtà
appena 3!) possibilità di interfacciamento ai vari
micro in commercio (però bisogna comprare l'interfaccia
apposita), rendono la periferica concorrenziale rispetto
al leader del mercato: la solita HP.
Il
Plotter è sempre stato una periferica dei miei sogni.
I miei studi scientifici (Fisica) mi obbligavano spesso
e volentieri a disegnare curve e grafici di funzioni ed
il plotter era l'unica periferica che potesse rendere in
maniera decente una grafica continua. Purtroppo costava
parecchio (addirittura più dello stesso micro) e,
oltre ad essere molto delicata e a occupare una discreta
porzione della scrivania, necessitava di acquisto di consumabili
(le penne inchiostrate) di difficile reperibilità
e dal costo esorbitante.
La
Corvus System produce e naturalmente vende, al modico prezzo
di 7 milioni di lire, un disco fisso da 5 MegaBytes collegabile
a due o tre micro fra i quali l'Apple. L'autore dell'articolo
(Bo Arnklit) ci guida nell'installazione e configurazione
del sistema su un Apple][. Scopriamo così che "è
raccomandabile accendere prima il calcolatore e poi il Corvus
per non mandare eventuali disturbi di rete al disco mentre
è in funzione" e che l'uso con il DOS 3.3
della APPLE prevede la suddivisione dell'intero disco in
"partizioni" di capacità pari a quella
di un dischetto (140 Kb), ottenendo così "ben
37 volumi disponibili in linea". La stessa periferica
si può collegare in configurazione "costellation"
permettendo ad altri 7 Apple di vedere la periferica, realizzando
la condivisione del costosissimo acquisto.
L'inizio
degli anno '80 era caratterizzato dalla massiccia diffusione
delle calcolatrici programmabili, ora si chiamerebbero handcalc,
capitanate da due scuole di pensiero: il SOA (Sistema Operativo
Algebrico) delle calcolatrici Texas Instruments e l'RPN
(Reverse Polish Notation) delle HP. La maggior parte degli
utenti home non possiede ancora un personal (che costano
come una utilitaria) e rifugia la propria passione nella
programmazione di questi gioielli dedicati al calcolo aritmetico.
MC
ci propone la prova del modulo "RPN Simulator"
che trasforma la vostra calcolatrice Texas (ad esempio una
TI-59) in una calcolatrice HP (ad esempio la HP-67). Il
modulo SSS (Solid State Software), costituito da una ROM
, si infila nel corpo della macchina attraverso una apposita
fessura (come la SIM di un telefonino attuale) e permette
di far "girare", con qualche limitazione, i programmi
scritti per le calcolatrici della concorrenza. Le calcolatrici
HP sono le "RollRoys" inconfrontabili per qualtà
alle "Fiat" Texas che però hanno il vantaggio
di costare meno e di essere corredate con periferiche molto
interessanti, come ad esempio la stampante PC-100C (foto
a lato). Entrambe le calcolatrici hanno anche un lettore
di schede magnetiche: si posizionano nella sede predisposta
nel corpo macchina e si trascinano a mano per farle leggere.
Uno
dei cavalli di battaglia della rivista MC prima maniera
ed in generale delle riviste specializzate (prima fra tutte
la capostipite "Byte" statunitense) erano gli
articoli "fai da te" che spiegano come costruire
pezzi di hardware per ampliare le possibilità del
calcolatore posseduto. Uno degli argomenti più gettonati
è senza dubbio quello dell'interfacciamento: "come
faccio a collegare quella stampante che, pur essendo seriale,
non ne vuole sapere di collegarsi con la mia macchina?"
- Niente di più facile: saldatore, stagno, connettori,
qualche componente elettronico ed il gioco è fatto.
L'articolo
"Interfaccia Software HP-85/Digi-Plot" ci insegna
come costruire il cavo e come inviare i dati al plotter.
Il problema è che da sempre i sistemi HP privilegiano
l'interfaccia HP-IB (Hewlett Packard Interface Bus) che
è una parallela modificata, mentre sempre di più
i costruttori di periferiche si orientano verso l'interfaccia
parallela "Centronics". "Basta una routine
di tre righe", dice l'articolista, il cavetto modificato
con un transistor ed una resistenza ed il gioco è
fatto!
La
sezione "Grafica" della rivista ci presenta la
prima di una serie di lezioni sulla grafica tridimensionale.
Come si ottiene un grafico spettacolare come quello fotografato
nelle immagini della galleria a fianco? Un pò di
Basic e la conoscenza delle regole matematiche che regolano
la trasformazione dell'immagine tridimensionale nella sua
mappatura sullo schermo e siamo pronti ad esplorare questa
nuova frontiera del calcolo personale.
L'ultima
parte della rivista è dedicata ai listati. Chiunque
acquista una rivista di informatica vuole trovarsi i listati
da poter digitare sul proprio sistema, sia esso un vero
calcolatore o semplicemente una calcolatrice programmabile.
Si comincia con il Basic, dove si possono scoprire le meraviglie
delle istruzioni Peek e Poke (chi se le ricorda alzi una
mano), vera delizia degli haker in erba, per finire con
listati SOA e RPN. I titoli: "Scomposizione in fattori
primi" ed "Eclissi di luna", la dicono lunga
sulle presunte capacità elaborative dei sistemi in
questione.
D'accordo,
tutto fa sorridere ora, ma all'epoca (oddio, sono proprio
così vecchio?) si applicava il saggio motto: "Chi
si accontenta, gode".
Buona
retro-lettura.
sonicher@interpuntonet.it
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