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Jurassic News: Il nuovo manuale Z80

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Il nuovo manuale Z80
La copertina

 

Il nuovo manuale Z80

monografia - giugno 1982 - L. 16.000


Perche' parlare di una CPU all'interno di una rubrica che si occupa principalmente di vecchie riviste? Chi ha seguito un poco gli articoli presentati in questa rubrica si sarà accorto che la sigla Z80 appare spesso fra le caratteristiche hardware dei sistemi personal fino al 1990 circa. La scelta della CPU era ovviamente un aspetto fondamentale per i progettisti di PC e Home computer e si trattava di una scelta difficile, niente a che vedere con quello che succede ora dove in pratica ci sono solo i microprocessori x86 e poco altro! Adottare una CPU piuttosto che un'altra voleva dire fare la differenza fra il successo e il fallimento di un progetto. D'altra parte bisogna riconoscere che ogni micro prodotto dall'industria elettronica aveva i propri pregi, magari solo quello del costo più contenuto rispetto alla concorrenza e i propri inevitabili difetti.
Lo Z80 è stato un microprocessore che senza ombra di dubbio a segnato profondamente la storia dell'elettronica digitale e dell'informatica in particolare. Citando direttamente dall'introduzione del volume: - "Introdotta sul mercato al principio del 1976, la Z80-CPU si e' rapidamente imposta come il microprocessor dalle prestazioni piu' avanzate, ovvero il microprocessor della terza generazione" .
I motivi di un così rapido e duraturo successo (sono ancora commercializzate ed usate in vari progetti), sono frutto di molte sfacettature ma sicuramente i fattori principali sono stati a mio avviso quattro e precisamente:
- compatibilita' con la Intel 8080
- trasporto del CP/M e sua diffusione
- supporto alle memorie dinamiche
- completa gamma di co-processori
Fra questi non esito ad eleggere come di massima importanza il supporto delle memorie dinamiche. Le memorie dinamiche sono facili da costruire e quindi costano poco rispetto a quelle statiche, ma hanno il brutto vizio di perdere l'informazione se non rinfrescate. Il compito di refresh e' perfetto per una CPU (si tratta in pratica di fare delle letture cicliche e quindi in definitiva di emettere indirizzi in sequenza sul bus), ma stranamente prima dello Z80 nessuno ci aveva pensato, così la comparsa di un micro in grado di emettere indirizzi per il refresh e soprattutto senza cali prestazionali (il refresh viene eseguito durante la fase di fetch dell'istruzione), rese possibile la costruzione di schede madri più piccole e che assorbivano meno corrente.
Nella corsa verso il successo di mercato non si deve dimenticare anche alcune geniali trovate dei progettisti, fra i quali figura anche Federico Faggin, un italo-americano fondatore delle Zilog ed autore della presentazione in testa al volume, come ad esempio quella di dotare la CPU di un doppio set di registri e di una istruzione di commutazione. Lo Z80 può cioè fare un context-switching a due livelli senza impegnare lo stack.
Sul fronte del supporto alla costruzione di sistemi di elaborazione la Zilog dotò il suo gioiello di un set completo di co-processori: il SIO (seriale), il PIO (parallela), il CTC (timer) e DMA per l'accesso diretto alla memoria. Tutti compatibili con la CPU, nel senso che hanno gli stessi livelli di tensione e la stessa temporizzazione: elementi fondamentali per integrare i circuiti senza complicati schemi di trasformazione dei segnali.
La CPU fu costruita in tre famiglie: Z80A con clock fino a 2,5 MHz; Z80B con clock fino a 4 MHz e Z80C con clock fino a 6 MHz. Ad un certo punto la Zilog fu costretta a rilasciare la licenza di costruzione anche ad altri (NEC ad esempio, ma non solo) per tenere testa ai volumi di produzione richiesti dal mercato.
Ulteriori caratteristiche progettuali come ad esempio il set di istruzioni completo e molto potente nel trattamento dei dati a blocchi, i modi di indirizzamento e la gestione rivoluzionaria degli interrupt, hanno giocato un loro ruolo nel successo di questo componente.
La Zilog produrra' in seguito una versione a 16 bit denominata Z8000. Un sistema molto potente ma, chiessa' per quale ragione la IBM nel costruire il suo PC gli preferì la CPU 8088 della Intel (forse solo per ragioni di costi) che, oltre ad avere una allucinante gestione della memoria per segmentazione, godeva (si fa per dire) di un bus indirizzi a soli 8 bit, obbligando all'adozione di un circuito esterno per la costruzione dell'indirizzo fisico reale a 16 bit.
Qualche ottimo progetto fu comunque costruito attorno allo Z8000, come la linea L1 della Olivetti con i mini M40 e M60 (si trattava in realta'di un progetto originale della AT&T). L'M60 in particolare poteva montare fino a tre CPU Z8000 e diventare quindi un sistema multiprocessore. Non era comunque un multiporocessore SMP come quelli che vanno per la magggiore attualmente: una delle CPU controllava le altre. La potenza elaborativa dello Z8000 era comunque palpabile sui sistemi esaminandone la relativa semplicità costruttiva e il software di sistema che era ad un tempo spartano ma potentissimo. Il sistema operativo adottato era il MOS, scritto in Pascal+, una sorta di pascal concorrente, mentre la linea americana aveva adottato uno Unix (del resto la AT&T lo Unix ce lo aveva in casa!).
Il Nuovo manuale Z80, edito da Editrice il Rostro, autori Patrizio Sesto Rubino e Giuseppe Pranzo Zaccaria, non è che uno delle tante monografie fiorite attorno alla CPU nei suoi anni ruggenti. Ho scelto di parlare di questo perchè è scritto con estrema chiarezza e, proponendosi come un vero e proprio manuale, ne presenta le caratteristiche in maniera chiara e completa senza essere troppo sintetico. E' molto facile infatti che simili testi si trasformino nelle mani degli autori e diventino dei semplici pappagalli dei data-sheet originali editi dalle ditte costruttrici dei chip. Degli stessi autori "Il Manuale Z8000" che uscira' qualche anno piu' tardi, lavoro indubbiamente molto piu' impegnativo (il volume è grosso più del doppio) date le accresciute caratteristiche del progetto Z8000 rispetto al capostipite con un solo zero.

Ad Excelsior - Aprile 2002

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