| Rassegna
fotografica

La
copertina

La
calcolatrice programmabile che passione! I fighi usavano
le HP, i furbi (perché costavano la metà)
le Texas.

Un
articolo di simulazione di circuiti logici per la
calcolatrice HP 67.

I
diagrammi di flusso, sembra tutto così semplice,
vero?

Che fai? Lasci o ci provi? Il microprocessore 8080
spiegato passo passo.
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CQ
elettronica
Numero
133 - gennaio 1979 - Lire 1500
I
calcolatori personali sono stati preceduti dalle calcolatrici
programmabili e ancora prima dall'elettronica digitale.
L'elettronica "hobbistica", quella cioè
che attirava maggiormente gli appassionati e autocostruttori,
era incentrata negli anni '70 su due grandi filoni:
l'alta frequenza, cioè le onde radio in genere
e la bassa frequenza, cioè la riproduzione
del suono.
Più o meno qualsiasi cosa si auto-costruisse
era in funzione di questi due campi: la radio e l'audio.
Dai misuratori di impedenza agli alimentatori, tutto
era in funzione dell'ascolto e della trasmissione.
Le riviste specializzate si disputavano lo spazio
in edicola più o meno come succede oggi per
le riviste di informatica (fatte le debite proporzioni).
Il perché lo si capisce considerando che tradizionalmente
l'hobbismo era la vera scuola nella quale si preparavano
i tecnici riparatori. Da riparare in giro che cosa
c'era in fondo? La radio, la televisione e gli apparecchi
audio in genere (mangianastri, giradischi), mentre
il cosidetto HiFi era alla portata delle tasche di
pochi benestanti.
L'idea che il digitale, peraltro già affermato
nel campo industruiale, potesse invadere questi due
terreni era ben lungi dal presentarsi all'orizzonte;
era chiaro a tutti che le calcolatrici potevano essere
aggiustate solo in fabbrica, tanto erano piccole e
mancante di schemi e pezzi di ricambio.
L'uso degli integrati era visto come estremamente
pericoloso per la sopravvivenza di certe professioni
a cavallo fra l'artigianano e il commerciante (chi
aveva un piccolo negozio anche riparava). La comparsa
dei circuiti "a schede", iniziata con i
televisori, è stato il principio della fine
per una intera generazione formatasi sul boom economico
del dopoguerra e sulle valvole, oltre che sugli apparecchi
radio abbandonati dai tedeschi in fuga o portati dagli
americani dopo lo sbarco. Già il transistor
era stata visto con sospetto, figuriamoci quelli strani
aggeggini con le zampette che di transistor ne contenevano
decine, magari centinaia!
Ma certo l'editoria specializzata non poteva abbandonare
i nuovi talenti al proprio destino e così,
mediati probabilmente dai grandi calcolatori industriali,
cominciarono a farsi vivi i primi articoli sul calcolo
digitale. Le riviste che accettarono per prime di
parlarne furono quelle dedicate alla radiofonia. Il
motivo è semplice: l'HiFi è una questione
di elementi molto "macro" (trasformatori
di uscita, altoparlanti, bobine...), viceversa gli
apparecchi rice-trasmittenti devono essere piccoli
e va benissimo se indicano il canale su un display
a otto segmenti che per pilotarlo occorre un integrato!
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