Rassegna
fotografica

La
copertina

La mother-board dello ZX-80. Tutto qui, processore,
scheda video, i/o...

Anche per l'Apple IIe lo Z80. Una scheda di espansione
utilissima che apre la strada al CP/M.

L'effetto "grafico" di espansione della
lettera E nel programma "Oliword".

L'Apple III, uno degli storici flop dell'informatica.
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Bit
Anno
3 - numero 13 - dicembre 1980
Si
puo' ben dire che questo numero di Bit rappresenti
un'altra pietra miliare nella storia dell'informatica
personale. Il motivo è che vi viene presentato
in anteprima l'incredibile ZX80 della Sinclair (vedi
la copertina). Finalmente un computer alla portata
di tutti. Beh, dire che è un "computer"
è lodarlo oltre misura, infatti come si scoprirà
leggendo la recensione, si tratta di un giocattolo
dalle spiccate doti didattiche, questo sì,
ma ben lontano da quel paradigma dell'usabilita' che
ha fatto la fortuna e la diffusione del moderno PC
da ufficio.
Importato in Italia dalla GBC con estremo ritardo
rispetto alle aspettative del mercato, giungerà
in Italia già vecchio e incalzato dal Vic 20
della Commodore nonchè dai prodotti della Atari
e della Texas. Buon per Sinclair che il modello successivo
(lo ZX81) e soprattutto lo Spectrum siano stati distribuiti
"parallelamente" da imprenditori più
lungimiranti e meno legati ad una azienda che non
ci ha mai veramente creduto preferendo "tirare
avanti" con l'elettronica tradizionale, alla
lunga rimettendoci se non le penne almeno la leadership
del mercato.
Ma
veniamo alla recensione che rivela già dalle
prime battute la natura dell'oggetto: -"La
prima impressione che si riceve all'apertura della
confezione è che sia più piccolo di
come appare nella foto; la seconda è che manchino
dei pezzi: già, perché, ad esempio,
la tastiera è... solo disegnata".
Queste poche battute tratte dall'articolo rivelano
che si tratta di un prodotto venduto come un computer
ma che forse al computer si avvicina solamente. Grazie
all'eccellente Z80 che si occupa di tutto, compreso
la generazione dei segnali video, e con soli 4 Kb
di ROM che contiene tutto, ma proprio tutto quello
che serve: editor, Basic, generatore di caratteri,
ecc..., si può cominciare a balbettare qualche
riga di BASIC ed assaporare la magia dell'output su
video. E il livello del software? Niente! Non esiste
software, ve lo dovete digitare in BASIC o, quando
sarete più smanettoni, in Assembler, copiandolo
da libri, manuali o meglio dalle riviste. Se state
pensando a qualche possibilità di fare grafica,
magari giochi con qualche sprite, disilludetevi: lo
ZX80 spegne il video durante l'elaborazione, caratteristica
dovuta alla perdita di sincronismo del quadro video
quando il "povero Z80" deve occuparsi d'altro,
ad esempio di processare l'input da tastiera. Quindi
il circolo è il seguente: run, buio, visualizzazione
dei risultati, pausa, ecc... Del resto difficile pretendere
di più per sole 325.000 lire (IVA compresa)
di allora (più o meno lo stipendio mensile
medio di un operaio). Nonostante le limitazioni ha
avuto una discreta diffusione in Italia, merito indubbiamente
del prezzo: il più basso del mercato e lontanissimo
dai potenziali concorrenti come Apple o CBM.
Su questo numero di Bit una notiziuola piccola piccola
a pagina 9: -"IBM stà
pensando ad un Personal Computer a basso costo, appositamente
progettato per fare la concorrenza alle macchine della
Apple e della Radio Shack". La notizia
continua ipotizzando il lancio già nel 1981;
sappiamo tutti come poi è andata a finire!
Come
di consueto la rivista si occupa di tutto ciò
che può essere considerata informatica personale
con una spiccata attenzione verso la didattica. Sono
gli anni in cui "bisogna fare gli italiani",
conducendoli con la manina attraverso i bui meandri
dell'elettronica digitale che sfociano verso la libertà
dell' informatizzazione digitale. In questa ottica
si collocano i corsi sia tradizionali (Pascal ad esempio,
ma anche Lisp), sia palesemente di base: "Computer
per i giovani".
Ma l'informatica deve fare i conti con l'elettronica,
ad esempio lo stesso Sinclair ZX80 è venduto
anche in kit e l'applicazione più diffusa in
assoluto è l'utilizzo del personal come voltmetro
digitale. In questo numero di Bit ci sono ben due
articoli dedicati all'argomento: uno per il CBM e
uno per il nanocomputer. La misura della tensione
è quanto di più semplice si possa realizzare
con pochissimo componenti; peccato che difficilmente
questi articoli siano stati poi portati ad un livello
tale da poter attrezzare una vera stazione di misura
per piccoli laboratori. Gli articoli hanno pero' il
pregio di essere veramente completi, con tanto di
schemi elettrici, layout dei componenti e diagramma
di flusso.
In assenza dei word-processor (che sono aldilà
dall'apparire) ci si arrangia con qualche trucco e
pilotando le stampanti ad aghi in grafica. E' il caso
del programma "Olivetti" per il Pet, ospitato
dalla rubrica "Pet pratico". Nome ambizioso,
sicuramente (pronunciando il nome "Olivetti"
ai miei tempi qualcuno si toglieva il cappello), per
il risultato visibile nell'immagine a fianco che rappresenta
l'espansione orrizzontale della lettera E maiuscola
secondo diversi fattori di scala.
Infine
mi si consenta una considerazione sul fatto che fra
gli articolisti sembrano predominare i docenti universitari
e/o tecnici elettronici in forza ai vari dipartimenti
cibernetici. Non è ancora nata la figura del
giornalista informatico, quello che fa per mestiere
solo lo scrivere, qualche volta di cose che conosce
poco :-). Lo stile di scrittura era al tempo meno
forbito ma almeno di quello che leggevi ti potevi
fidare!
Ad
Excelsior.
luglio
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