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Jurassic News: SuperApple

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La copertina
La copertina

 

Excel su MAC: una "marea" di finestre.
Excel su MAC: una "marea" di finestre.

 

Strano aggeggio l'accoppiatore acustico.
Strano aggeggio l'accoppiatore acustico.

 

In ufficio tutti felici
In ufficio tutti felici, grazie ad un programma schedario per Mac. Guardate con quale voluttà il capo ufficio accarezza "la testolina" del Mac!

SuperApple

anno 2 n. 1; in edicola a Gennaio 1986 a Lire 5.000


Negli anni dal '84 al '90 circa abbiamo assistito al fenomeno dell' home computer e con esso alla corrispondente nascita di numerose testate mono-marca se non addirittura mono-modello.
Piccoli calcolatori personali, pochissimo equipaggiati in termini di memoria e unità magnetiche, venivano spacciati per super macchine in grado di svolgere compiti non solo domestici domestici ma soprattutto giochi e agende personali. Non mancava qualche speranzoso operatore pubblicitario che cercava di vendere il tutto alla massaia di turno con la scusa delle ricette, della lista della spesa e del calcolo del detersivo per il lavaggio settimanale.
Capostipiti di questa invasione furono i computer della Commodore (Vic, 64), della Sinclair (ZX81, Spectrum) e Apple (IIe, IIc). Ma numerose altre case costruttrici misero sul mercato i loro modelli cercando di ritagliarsi una loro fetta di mercato. Molto interessante sarà il fenomeno degli "MSX", cioè macchine costruite da produttori diversi ma compatibili a livello di codice.
Il boom degli "home" fu una vera manna per i produttori: alta percentuale di ricarico, nessuna assistenza software e scarsa assistenza hardware; insomma un autentico paradiso anche se la sua durata è stata limitata a meno di un decennio. La manna finì nel momento in cui entrarono i cloni dei pc a prezzo "umano". Si pensi ad esempio che nel 1987 l'Olivetti M24 costava la bellezza di 7 milioni e l'originale IBM più di 10! Era logico che l'utente non discendente dal pascià di Persia, si accontentasse delle macchine da 500/600 mila lire.
Gli home nascevano con un loro sistema operativo più o meno sofisticato ma con una dotazione di software scarsissima. Ciascuno però poteva creare i propri programmini grazie all'onnipresente interprete Basic.
Ecco quindi l'utilità delle riviste super-specializzate, ricche di listati e, qualche volta con un floppy o una cassetta. Chi acquistava un certo modello era poi praticamente obbligato a comprare la rivista di riferimento, per il software senza dubbio, ma anche semplicemente per sentiri meno solo. A riprova di queste affermazione la nascita coeva di numerosissimi "Computer Club", spesso editori di "fanzine" dalla bassa tiratura e dalla periodicità del tutto casuale, ma dai contenuti quasi sempre interessanti.
"Super Apple" è una rivista mono-marca, interamente dedicata al software per i sistemi Apple, edita dal gruppo editoriale Jackson. Lo stuff editoriale è interamente italiano e questo è un segnale importante: l'editore non ha seguito la più facile strada della "rivista tradotta".

Vale a questo punto la pena che io spenda due parole riguardo proprio all'editore. Il gruppo editoriale Jackson mi ha ben presto deluso: ha prodotto moltissimo ma quasi sempre prodotti "di cassetta" pronto ad abbandonare la barca al primo calo di vendite. Le traduzioni dei libri poi sono state a volte degli autentici "scapolavori", della serie "Io speriamo che me la cavo". Cio' nonostante è stato un editore importantissimo per la diffusione dell'informatica personale in Italia e di cio' gli si deve dare atto.

Evidentemente il mondo Apple dispone di un installato nostrano di numerosità consistentente, tale da convincere qualcuno nella bontà dell'impresa. La diffusione Apple in Italia non è niente di paragonabile a quella degli Stati Uniti, per merito di una diversa scala reddituale (il loro potere d'acquisto è sempre stato di gran lunga superiore al nostro), ma anche di una lungimirante politica di diffusione nelle scuole e università. Il marketing della Apple di allora era chiarissimo: "Se lo studente trova il nostro computer nella scuola ed impara su di esso, poi quando sarà in azienda spingerà che venga adottato anche li".

La parte "Mac" della rivista è nettamente divisa dalla parte "II" e confinata nella zona denominata "SuperMac". Il taglio è decisamente meno tecnico rispetto alla controparte dedicata ai "piccoli" della serie II. Incominciano ad imporsi applicativi da ufficio della serie "office" e quindi prove di Word e fogli di calcolo in Excel hanno ampio risalto. Certo che a vederle ora queste schermate di Excel fanno sorridere, ma il foglio di calcolo della Microsoft sul Mac è stata una autentica rivoluzione nel campo della usabilità.
Dedicato ad "AppleWorks", con l'analisi del modulo "foglio di calcolo", un lungo articolo nella rubrica "Profilo Software" nella parte di rivista dedicata all'appleII. AppleWorks è stato il padre di tutti i software "suite", cioè delle raccolte di programmi collaborativi che possono scambiarsi i dati. L'idea era rivoluzionaria per l'epoca ma il "copia-incolla" diventerà l'indispensabile feature di ogni integrato degno di questo nome (come faremo adesso senza?).
Enrico Colombini si dimostra un vero esperto della mela e un buon terzo dell'intera rivista nasce dalla sua penna (il che a volte lascia sconcertati). Si va dal corso di Assembly per il 6502 alla presentazione di "Melopoli", il Monopoli programmato in Basic dallo stesso autore dell'articolo.
Non manca l'articolo divulgativo: "Banche dati". Il modem comincia a suscitare interesse; nascono le prime "banche dati", anche se per la nascita delle fenomeno "BBS" c'è ancora tempo.

In definitiva una buona rivista anche se con qualche punto iterrogativo. Ad esempio l'idea di trattare sia la serie II che il Mac sulla stessa testata è poco pratica: normalmente l'utente possiede o uno o l'altro ma non entrambi e quindi perché‚ dovrebbe spendere 5.000 lire per mezza rivista? Il fatto che ne possieda pochissimi numeri mi sembra una chiarissima indicazione su come giudicavo il suo rapporto prezzo/qualità.

La strada dell'informatica è irta di molti pericoli per i sistemi della mela e non solo la comparsa dei cloni IBM. Scelte di marketing a dir poco discutibili, disaffezione degli utenti e migrazione verso il meno invitante ma più pratico "mondo IBM", lasceranno la Apple Computer con poco più di un pugno di mosche in mano. A dispetto delle funzionalità limitate dei primi PC (intendendo con la sigla "PC" le macchine equipaggiate con i processori Intel ed architettura IBM) come ad esempio nella grafica per non parlare del suono, pur tuttavia la strada è inesorabilmente tracciata e saranno le "DOS Machine" a dominare il mercato di qui a pochi anni.

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