L’araba fenice che rinasce dalle proprie ceneri
rende bene l’idea, anche perché il MAC stentava
nel 1986 o giù di li a penetrare il mercato: troppo costoso e troppo “diverso”
dai normali personal per attirare una categoria di
clienti la cui preoccupazione principale era quella
di non restare poi, dopo aver preso con tanti sacrifici
un buon sistema, senza software da farci “girare”.
I precedenti in questo senso non erano mancati; ricordo
una macchina della Commodore
(mi sembra si chiamasse “Commodore
Plus” o qualcosa del
genere, fra il resto colpevolmente creata incompatibile
con il C64), venduta con tanto di promesse di chissà
quali mirabolanti e abbondanti librerie di programmi
e poi abbandonata al proprio destino dalla casa madre.
Il
nome Phoenix assume una doppia valenza: è la rinascita
del progetto Apple IIe ma
è anche il simbolo del tentativo da parte dei clienti
Apple di opporsi a quella
che ben presto è apparsa la chiara strategia della
casa madre: abbandonare la linea home per dedicarsi
anima e corpo al MAC. Una scommessa questa che a molti
è apparsa molto azzardata e che ha portato l’azienda,
allora gestita da Sculley,
sull’orlo di vari baratri.
La
situazione in Italia è grave per gli appassionati:
nessuno importa nulla dagli States
per le “melette”,
così non resta altro che sospirare sulla pubblicità
nelle riviste che vengono da oltre oceano o cercare
di “fare rete”, come
è appunto il tentativo di questo club. Negli
States la situazione è molto
diversa: le iniziative di terze parti sopravvivono;
si possono acquistare schede di
espansione per tutti i gusti: dalle semplici
espansioni di memoria alle sofisticate, per l’epoca,
sintesi vocali. Non parliamo poi delle riviste che
ad onta dell’abbandono della linea da parte della casa
madre, si prodigano per continuare il sogno! Ma il
mondo sta cambiando molto rapidamente: il PC, così
come oggi lo conosciamo, preme e prestissimo scalzerà
gli home dalle stanze dei
ragazzi a casa e dalle aule di informatica a scuola.
Rileggendo
quel che rimane della fanzine
Phoenix Club News riviviamo
un’epoca di ingenuo entusiasmo e di cocenti
delusioni. Nel secondo numero si svelano le cifre:
solo una ventina di persone si è iscritta al Club,
come potrà sopravvivere? E dire
che le ambizioni sono elevate nelle dichiarazioni
di intenti: buone rubriche, articoli tradotti da originali
inglesi e francesi, addirittura la promessa di non
guardare in faccia nessuno e pubblicare nome e cognome
di negozi che ignorano i sistemi II o che sono avanzano
esose richieste e i nomi dei “furbi” che
mettono annunci sulle rubriche di scambio per carpire
la fiducia ma soprattutto il software e i manuali
di chi poi non viene ricambiato con la giusta mercede.
Dal
punto di vista tecnico assistiamo alle prime puntate
del corso di Pascal, alla
recensione di AppleWorks
(che per chi non lo conoscesse è stato il primo esempio
in assoluto di suite da ufficio integrata), alla guida
per costruirsi il Joystick con tanto di programma
in Basic Applesoft per la
taratura.
Che dire della qualità generale della pubblicazione? Ovviamente c’è
poco da pretendere: i mezzi sono scarsissimi e si
vede! Il giornalino è impaginato usando un programma
sul Gs e poi stampato con una stampante ad aghi (immagino una ImageWriter II). Infine le
copie, fotocopiate e spedite via posta agli aderenti
per un costo di circa 3.000 lire/copia come dichiara
la redazione. Chiaro che l’iniziativa o decollava,
ma probabilmente sarebbero stati necessari non meno
di 100 aderenti, o veniva
chiusa ai primi ritiri dei volontari fondatori.
Grandi speranze insomma, naufragate dallo scarso interesse
o forse dalla mancanza di un vero e proprio business
plan per l’iniziativa.
L’ennesima delusione che il settore dell’informatica
personale ha riservato al sottoscritto in una trentina
d’anni di attività!
Magari
qualcuno dei responsabili dell’epoca bazzica
ancora da queste parti, anzi è sicuro: l’informatica
è come il primo amore, non si dimentica! Così lancio
un appello: dai, fatevi vivi e dite il vostro parere,
raccontate delle riunioni fatte magari sulle panchine
del parco dopo la scuola, delle speranze e delle delusioni
dopo la presa di contatto con la realtà! Sarebbe bello
sentire qualche aneddoto dalla redazione: magari tutto
è morto per colpa di una ragazza e delle gelosie scatenate?
Sì perché poi, sotto sotto,
noi maschi finiamo sempre li: a sbavare dietro alle
femmine… maledetto computer!
Ad
Excelsior – Settembre 2004 |