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Jurassic News: Object-Oriented programming

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Object-Oriented programming

Object-Oriented programming

Volume 3 – numero 3 – set/ott 1990 – 9,0 USA$

All’inizio degli anni ’90 si assiste ad una, per certi versi strana, rivoluzione del mondo della programmazione, dei Personal Computer in particolare. Questa rivoluzione è caratterizzata dalla sigla OOP, che sta per Object Oriented Programming (Programmazione Orientata agli Oggetti). Cosa è successo? Perché improvvisamente sono diventati obsoleti i paradigmi della più classica programmazione procedurale? Per capirlo bisogna andare un po’ indietro, fino al 1985, quando in un congresso tenuto a Ginevra nasce l’idea dell’Ingegneria del Software come vera e propria scienza. Il tutto perché si è capito che la programmazione classica, basata principalmente sull’ingegnosità dei programmatori, non funziona quando il progetto software supera una certa dimensione critica.

Il fallimento continuo dei progetti software che, quando va bene, costano più del doppio di quanto preventivato all’inizio, obbliga le software house a rilasciare versioni bacate da far paura. Insomma il “prodotto software” sfugge a tutte le leggi industriali ed è arrivato il momento di mettere freno a questa debacle generalizzata.
A far ciò ci pensa il mondo accademico che se ne esce con una idea non proprio nuovissima, ma fino al quel momento relegata a prodotti di nicchia (accademici, appunto) quali Smaltalk, tanto per fare un nome che tutti hanno sentito almeno una volta. Questo linguaggio, teorizzato da Adele Goldberg, che pure ci ha scritto il manifesto consistente in tre libri che fanno ormai parte della storia dell’informatica, è quantomeno strano: tutto  è una classe, addirittura i numeri interi! Ma guarda: anche qualche nuova entry nel mondo della programmazione parte dallo stesso punto…

Comunque sia per salvare la programmazione è d’uopo adottare tutti gli accorgimenti che possono realizzare il sogno cullato da tempo: il  riutilizzo del codice. Fino al ’90 il riutilizzo del codice veniva realizzato con il più classico dei copia-incolla: prendevi un programma che ci somigliava e lo modificavi. Quello che distingueva un programmatore Senior dalla sua controparte Junior era praticamente la ricchezza di questo repository di esempi e poco altro. Magari il Senior di turno non sapeva come approcciare un problemino ricorsivo, ma era sicuramente forte nel classico giro di ronda: “lettura-presentazione-report” e ti buttava giù una fatturazione in un pomeriggio. Uno di questi “Programmatori Senior”, che sviluppava in COBOL, mi mostro’ un giorno con orgoglio un programma che si chiamava “ESEMPIO.COB”, dal quale a suo dire, traeva tutti gli algoritmi che gli servivano!

Quando cominciano ad apparire i primi strumenti non troppo lontani dalle conoscenze gia’ acquisite (il C++ e’ stata la molla) nascono anche le riviste espressamente dedicate alla programmazione ad oggetti, come questo “Object Oriented Programming Journal”, di chiara derivazione accademica ma anche molto “con i piedi per terra”, si propone come punto di aggregazione dei nuovi adepti.

Tutto sommato, superato il primo imbarazzo e messa in saccoccia la differenza fra classe ed oggetto, questa OOP comincia a non fare più paura e magari è pure divertente, soprattutto se appaiono prodotti marchiati Borland, come il primo “Turbo C++” uscito proprio nel 1990. 
La Borland, il cui merito principale è stato il Turbo Pascal negli anni del primo PC, ci ha provato con quasi tutti i linguaggi apparsi sulla scena e ci prova tuttora, anche se è molto più duro adesso con la potenza della Microsoft che trita praticamente tutti. Vi ricordate del “Turbo Prolog”? Un progetto incredibile per un linguaggio incredibile che però ha tenuto banco per un po’ di tempo, fino a che la gente non ha capito che non ci poteva fare praticamente nulla di vendibile.

All’inizio della sua storia “pubblica” la programmazione OOP non è però decisa: quali linguaggi, quali principi? Chi preme per il C++, chi invece ci vede la rivincita dello SmalTalk, ed infatti molta pubblicità su questo fascicolo ne fa trasparire le caratteristiche descritte come “innovative” e assolutamente “irrinunciabili”. SmalTalk può anche piacere ma è evidente che il vincitore sarà un linguaggio non troppo distante dal vero re: il C. Personalmente considero una brutta sconfitta la quasi rinuncia del Pascal a questa lotta, pazienza…

Oggigiorno si può dire che la programmazione ad oggetti è il paradigma principale, quello che viene insegnato nelle scuole, mentre i linguaggi, vecchi e nuovi hanno tutti un qualcosa di object-oriented. Perfino il COBOL, per non parlare del Basic, accettano le classi e chiamano “metodi” le funzioni di modifica dei dati.

Ad Excelsior,

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