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La copertina

Steve Wozniak
Il GS
Il risultato del programma ChartWorks;
Non ecclatante alla luce dei recenti sviluppi della grafica
e tutto sommato troppo spartano anche per allora.
Tre progammi di grafica per il GS a confronto
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Nibble
Vol.
9 n. 10 - Ottobre 1988 -
$ 3.50 - Inglese
La rivista Nibble fu importata in Italia in maniera sporadica
ad iniziare da qualche anno dopo la sua fondazione negli
USA. Il primo numero in mio possesso risale al 1988 e i
tratta del volume 9, il che significa che la rivista ha
visto la nascita nel 1980. Se si pensa che la serie II della
Apple e' del 1978 se ne deduce che gli americani sono stati
di una tempestività notevole nel mettere a disposizione
degli appassionati una rivista esclusivamente dedicata al
loro calcolatore personale.
Il
bello è che dieci anni dopo la rivista continuava
ad uscire indisturbata dai nuovi modelli sfornati dalla
casa madre e apparentemente sorda alle dichiarazioni di
abbandono ufficiale della stessa Apple che mordeva il freno
nel tentativo di scollare gli utenti dal //e per portarli
verso il MacIntosh.
Il sottotitolo "The magazine
for Apple II enthusiasts" dichiara senza
alcuna ombra di dubbio trattarsi di un magazine dedicato
solo alla serie II, fortunatissima, iniziata con il ][ (scritto
proprio cosi', con due parentesi quadre contrapposte), proseguita
con il modello II, poi il plus (II+), poi il IIe (Europlus),
il //c per finire con il IIGs (Graphic & Sound).
La rivista copre tutti i modelli, anche se, come logico,
ha un occhio particolare per l'ultimo nato: il Gs.
La copertina, occupata per intero da un disegno del Gs,
promette "Seven type-in programs for your Apple
II". Possiamo stare tranquilli quindi: ci sono
programmi da battersi in macchina. Il floppy allegato è
ancora lontano, però i più pigri e danarosi
possono ordinarselo per posta. Non oso pensare a quale costo,
in che stato e dopo quanto tempo tale supporto sarebbe arrivato
nelle mani dell'incauto compratore nostrano dopo avere superato
delle autentiche forche caudine: dogana e Poste Italiane
in primis!
All'interno della rivista la fanno da padrone le pubblicità
di schede aggiuntive di memoria, sonore, grafiche, etc..
tutte costruite da una certa "Applied Engineering"
che si è pure assicurata un testimonial d'eccezzione:
Steve Wozniak, uno dei padri fondatori della Apple, assieme
a Steve Jobs. Wozniack era uno sviluppatore; sue sono ad
esempio le routine di accesso ai floppy presenti nel "monitor"
(che non è il video ma il programma di controllo
del sistema residente in ROM, una specie di BIOS, tanto
per intenderci) e sua è una buona parte del codice
di sistema di tutta la serie. Non ricordo dove ho letto
un articolo, scritto dallo stesso Steve in prima persona,
avente come argomento la sincronizzione delle tracce sul
floppy. Ricordo che suscitò in me una incondizionata
ammirazione.
La Apple ha già fatto uscire il Mac e si è
già ristrutturata in maniera pesante; il Ceo è
Sculley che vi rimarrà fino a portarla vicinissima
al collasso prima che il rientrante Jobs si inventasse l'IMac
in plastica trasparente. Probabilmente personaggi del calibro
di Wozniak seguirono la sorte di Jobs e se ne andarono (o
vennero buttati fuori) e quindi cercavano di monetizzare
quello che restava del loro lavoro e della loro fama.
Certo che come ingenuità nella pubblicità
gli americani non sono secondi a nessuno: -"Per
il mio Gs ho comprato la scheda di memoria della Applied
Engineering" dice il buon vecchio Wozniak, sorridendo
dal suo piccolo riquadro (sempre la stessa foto, della serie
"come vendere una foto e guadagnare un pozzo").
Ma via! Il creatore stesso della macchina (la Apple ne ha
fatto uscire una serie limitata con la griffe "Woz"
sul frontale), si va a comprare le schede di terze parti?
La Applied Engineering vende anche una scheda "Orologio",
-"Così potete assegnare la data e l'ora i automatico
ai vostri files". Non ricordavo questo particolare:
ma veramente i progettisti non avevano inserito questa funzionalità
banale nel progetto originale?
Il mondo legato alla serie II dei computer Apple deve essere
stato veramente notevole oltre l'Atlantico, infatti questa
non è l'unica rivista dedicata ai "piccoli della
mela", ma ne esiste un'altra dal nome ancora più
inequivocabile: "A2" e forse anche altre delle
quali non ho notizia.
Per quanto riguarda i contenuti in questo numero c'è
poco arrosto, nel senso che si gioca su un paio di programmi
che, complici i listati che di regola devono essere presenti
nelle pubblicazioni dell'epoca, occupano pagine su pagine.
Il pezzo forte di questo numero è "Chart
Works - an AppleWorks Graphics Utility". Un programma
per tracciare istogrammi, non eccezionali a vederli ora
(foto a lato), descritto nella bellezza di 14 pagine, listati
compresi. Il programma, adatto a tutta la serie II necessita
del ProDOS per funzionare.
Per i non adepti spiego che l'Apple II può funzionare
anche senza sistema operativo cioè con un monitor
molto spartano ma che permette il lancio dell'Integer Basic
residente su ROM. Con l'Integer Basic si può gestire
il registratore a cassette come memoria di massa, periferica
diffusissima all'epoca. Se però acquistate almeno
una unità a disco necessitate di un sistema operativo
adeguato. Il primo è stato il DOS (proprio lo stesso
nome di quello dei PC), che giunse fino alla versione 3.3;
il successivo è stato chiamato "ProDOS",
che starebbe per "Professional Disk Operating System".
Oltre a questi sistemi operativi "Nativi" è
possibile far funzionare il calcolatore con l' UCSD, usato
ad esempio assieme al Pascal. Inoltre, aggiungendo una scheda
con il processore Z80 a bordo, si ha disponibile un'ottima
implementaione del CP/M della "Digital Research".
Altri sistemi proprietari sono usciti per la mela; ricordo
fra gli altri l'Atzec, corredato da una implementazione
interessante del C, il "microprolog" a corredo
dell'omonimo linguaggio e altri che ora non ricordo.
Dalla presenza di schede aggiuntive, con a bordo addirittura
micro aternativi (lo Z80, il 6800, ma non solo) e dalla
relativa facilità con la quale sono si trovano dei
veri sistemi operativi a corredo di quel o quell'altro software,
si capisce che l'Apple II era una macchina aperta, come
lo fu qualche anno più tardi il PC IBM. In una intervista
i responsabili della IBM dichiararono di aver progettato
il sistema aperto proprio con la speranza (sappiamo che
sono stati ampiamente soddisfatti) che si innescasse lo
stesso fenomeno di massa che caratterizzava la serie Apple
II.
Un vero peccato che questa impostazione non sia stata seguita
per la serie Mac e che anzi la Apple si sia tanto chiusa
in se stessa da contrastare la nascita dei cloni o più
semplicemente la creazione delle schede di espansione.
Naquero anche dei cloni della serie II: uno si chiama "Laser";
in Italia uscì invece il "Lemon", ma ce
ne furono altri come quello in scatola di montaggio commercializzato
dalla rivista "Nuova Elettronica", tanto uguale
che si possono comperare le schede di controllo del kit
per piazzarle nella macchina originale. Qualcuno sostiene
che addirittura i russi ne produssero un loro prototipo!
Interessante è la prova comparativa di tre software
di grafica disponibili per il Gs. Si possono apprezzare
le caratteristiche della sezione video che deve essere apparsa
"stratosferica" confrontata con le analoghe presenti
sui PC IBM dell'epoca. Si tratta della modalita' "Super
Hi-Res" che consente ben 640 x 200 pixel con un massimo
di 4096 colori sullo schermo. Se pensate che la CGA dei
primi IBM supportava 320x240 a 4 colori e la VGA di qualche
annetto più tardi permetteva solo un 640x480 a 16
colori!
Una
rivista must per gli appassionati della mela.
Ad
Excelsior.
sonicher@interpuntonet.it
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