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Rassegna
fotografica

Copertina

Il
sistema pico-computer

Schema
elettrico del combinatore telefonico

Il
diagramma di flusso del controllo del plastico ferroviario.
Si noti che la figura è inserita a rovescio
nella pagina!
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Bit
Novembre/Dicembre
1979 a Lire 2.000
La
teoria dell'evoluzione di Darwin, ora quasi universalmente
accettata, è stata messa più volte alla
prova dei fatti. Un esempio famoso è stato
il problema dell'anello mancante nell'evoluzione dai
dinosauri agli uccelli. In poche parole gli indizi
biologici che sembravano indicare le specie di dinosausi
ornitischi (ornithischia) come antenati delle attuali
specie di uccelli, mancavano di una conferma sul campo.
L'anello mancante fu trovato con la scoperta del fossile
di un Archaeopteryx (Archaeopteryx litographica):
un rettile con le ali piumate, inequivocabile ponte
fra le due specie.
Se un "info-paleontologo" volesse parimenti
dimostrare che le riviste di elettronica degli anni
'70 si sono evolute nelle riviste di informatica degli
anni '90, sarebbe difronte ad un analogo problema:
qual'è l'anello mancante? Ebbene, io credo
che tale "ibrido", nell'editoria italiana,
sia stato rappresentato dalla rivista "Bit",
edita dal Gruppo Editoriale Jackson, comparsa nel
1978 e della quale presento il numero 5, uscito nel
dicembre del 1978, esattamente un anno dopo la nascita
della rivista stessa.
A
rileggerlo oggi, questo numero 5, sembra veramente
di scavare un sito paleografico alla ricerca di fossili.
La qualità generale della rivista è
buona (la carta ad esempio è sicuramente di
ottima qualità, visto lo stato nel quale si
è conservata). Le foto a colori sono poche
ma compensate dall'abbondante presenza di foto b/n
dalle dimensioni generose. Anche la dimensione dei
caratteri è soddisfacente, se si eccettua il
font usato nei listati dove sono state usate dimensioni
ridotte, evidentemente per risparmiare spazio. Eccessiva
la presenza di disegni (come quello che si vede in
copertina) all'inizio degli articoli: disegni poco
funzionali e che occupano la metà di ogni pagina
iniziale.
Dire
che si tratta di una rivista di "Informatica"
come nel 2001 intendiamo, è quantomeno difficile.
Basta scorrere l'indice per trovarvi articoli di elettronica
pura, se pur con un microprocessore come protagonista:
un esame comparativo del micro 6502, il collaudo di
una scheda di un micro autocostruito, l'implementazione
software dei breakpoint in un sistema con micro Z80,
un interprete Basic scritto interamente in assembly
per 8080, un combinatore telefonico e per finire il
controllo di un plastico ferroviario.
Si affacciano timidamente i temi informatici: il solito
corso sul Pascal (evidentemente tutti riponevano grandi
speranze in questo nuovo linguaggio), i primi passi
nella computer graphics e un programmino didattico
in BASIC per giocare a Mastermind.
Nell'editoriale
Giampietro Zampa si lamenta di aver ricevuto, dopo
quasi un anno di silenzio, la prima lettera da un
lettore e solamente perché nel numero precedente
le sollecitava. Con soddisfazione annuncia quindi
l'apertura della rubrica della posta che si chiamerà
"FeedBack" e "...sarà il punto
di incontro fra voi lettori e la redazione, sempre
tesa ...." bla, bla, bla.
Il coordinatore tecnico Marcello Montedoro traccia
invece il bilancio ad un anno dalla nascita della
rivista ed approfitta per rimarcare l'aspetto culturale
di quella che non esita a definire una vera e propria
rivoluzione (i fatti gli daranno ragione, come tutti
sappiamo).
Interessanti
le news: sembra che le memorie a bolle soppianteranno
qualsiasi altra tecnologia di storage (ne siete circondati,
vero?); finalmente un distributore ufficiale italiano
per la Apple: la IRET di Reggio Emilia; l'Olivetti
è riuscita a vendere 6000 terminali alle banche
danesi (ricordate la mitica "linea 1"? Solo
l'anno scorso ne ho visto dei terminali perfettamente
in funzione in un ufficio postale! Olivetti, Olivetti....
che fine tu hai fatto?); e per finire la sottovalutazione,
questa volta a lanciarsi è nientemeno che un
certo W. Davidow, vice-presidente della Intel: "I
processori attuali sono in grado di fare molto di
più di quanto richiesto, non c'è nessun
bisogno di ulteriori sviluppi della tecnologia".
L'articolo
comparativo sul micro 6502, per la cronaca prodotto
da MOS-Tecnology, Rockwell e Synertek, dimostra che
nella moltiplicazione fra due interi esso guadagna
ben 3 cicli di clock rispetto alla concorrenza (Z80,
8080, 6800). Un paginone di bechmark programmati in
BASIC, indica inequivocabilmente che il 6205 a 2 Mhz
se la cava meglio di uno Z80 a 4 MHz (ma forse il
benchmark era da utilizzare per comparare le prestazioni
degli interpreti più che dei microprocessori),
per non parlare poi dell'8080: fanalino di coda, povera
Intel, morirà?
Gli
articoli più interessanti in assoluto sono
quelli "elettronici", a riprova della vocazione
della rivista. Sette pagine, delle quali una interamente
occupata dal listato del "monitor", ci guidano
al collaudo della scheda CPU del micro "picocomputer",
venduto in scatola di montaggio al prezzo di 150.000
lire (non si capisce se si tratta del micro completo
o solo della scheda base; presumibilmente è
vera la seconda ipotesi).
Un certo signor F. Luraschi, del Laboratorio Applicazioni
Microprocessori della SGS-ATES di Milano, è
l'autore dell'articolo sull'implementazione software
del "single step" e del "breakpoint"
in un sistema basato su Z80. A dispetto dell'apparente
complessità dell'argomento tre paginette sono
sufficienti a spiegarne la teoria; all'utente metterla
in pratica sul sistema in suo possesso. Grazie alla
potenza dello Z80 il tutto si riduce a sostituire
con delle istruzioni di Interrupt software, le istruzioni
del programma interessate alla tecnica: tutto molto
facile, una passeggiata...
Cosa, non avete un interprete BASIC? Eccolo qui belle
e pronto in sei pagine (a due colonne) di istruzioni
macchina 8080 da inserire una ad una: tanto per un
mese non dovete uscire la sera, vero?
Il vostro hobby è il ferro-modellismo? Perchè
non computerizzare l'intero plastico? Bastano dei
sensori nei posti giusti e un po' di pazienza, oltre
ai relè e a qualche componente passivo, per
interfacciare il vostro micro con la vostra ferrovia
privata.
Nella
rubrica "Tribuna" l'autore (Giuseppe Fontana)
si scaglia contro quella che definisce, con vena chiaramente
ironica, "professionalità all'italiana".
Le segretarie neo assunte, dice, non sanno tenere
in ordine un archivio perchè non conoscendo
l'alfabeto inglese, non sanno dove collocare correttamente
le lettere J,K,W, X,Y. I periti elettronici, continua,
non sanno tenere in mano un saldatore. La scuola è
allo sfacelo, dove andremo a finire?
Non lo so'! Non lo sapevo allora e non mi vanto di
saperlo adesso. Credo che ogni generazione abbia scrollato
la testa giudicando quella successiva. Sicuramente
è vero ora più di allora che la professionalità
è una conquista molto dura ed è duro
mantenerla. Ma venti anni fa, caro dott. Fontana,
le pagava abbastanza le segretarie e rispettava il
loro orario, tanto da stimolarle a frequentare una
scuola serale di lingue? E magari organizzava lei
dei corsi di formazione per il personale? E con l'informatica
come la mettiamo?
I cari imprenditori nostrani si sono sempre lamentati
di non trovare personale abbastanza qualificato, ma
si sono sempre guardati bene dal qualificarlo, per
non parlare poi del menefreghismo che hanno sempre
dimostrato verso la scuola e la formazione in genere.
Mi raccontava una ragazza, neo-laureata in economia
e commercio pochi mesi fa': -"Sai, ho accettato
con entusiasmo la proposta di quello studio di commercialisti.
Poi ho passato le quattro settimane dello stage a
riordinare lo sgabuzzino, a fare fotocopie ed a pulire
l'ingresso con uno straccio nei giorni di pioggia".
Ogni commento credo sia del tutto superfluo.
Conclusioni.
La rivista si rivolge a tecnici ed hobbisti interessati
al mondo dell'elettronica digitale che stà
muovendo i suoi primi passi per diventare informatica
personale. Per meglio dire i primi passi li hanno
già fatti altri oltre oceano, a noi, di qua
dell'Atlantico non ci resta che saltare sul treno
giusto: questo è il momento. Mi sembra di ricordare
che allora la consideravo una rivista "pesante"
da leggere e mi sembra di averne avuto conferma in
questa rilettura fatta dopo 22 anni. Il problema è
proprio nello strano ibrido generato dalla presenza
di due mondi che allora erano molto distanti: l'elettronica
professionale e l'informatica personale. L'incontro
dei due genererà molto presto il fenomeno del
personal computer grazie alla tecnologia ma anche
e soprattutto alla passione di tutti quelli che ci
hanno creduto e hanno speso le loro serate programmando
un micro sul tastierino alfanumerico, non già
con un assembler, che sarebbe stato un lusso, ma proprio
inserendo i codici macchina locazione per locazione
con il data sheet del processore davanti.
Buona
retro-lettura.
sonicher@interpuntonet.it
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