|
Rassegna
fotografica

La
copertina

L'apple, c è un portatile?

Il mac "prima maniera"

Foto
di gruppo. Quello accucciato in primo piano con un
MAC in mano è Steve Jobs
|
Applicando
N.
10 - Novembre 1984 a Lire 5.000
Chi
non ha mai posseduto un computer Apple non può
capire l'intima soddisfazione che si prova seduti
davati al monitor iniziando a battere i tasti sulla
tastiera. Questa sensazione la provo tutt'oggi, ma
maggiormente quando mi trovo sotto le dita i sistemi
"storici" della casa della mela, come ad
esempio il mio glorioso //e che comprai nel 1984 e
che è tutt'ora operativo.
Non stupisce che l'apple sia riuscita, pur con le
traversie che sono note, a catalizzare attorno al
suo marchio un considerevole numero di sostenitori.
Si pensi alla situazione attuale (2001): non esiste
praticamente alternativa all'invasione dei pc i386,
se non il baluardo dei sistemi della mela e, molto
di nicchia, i processori Alfa equipaggiati con Linux
o altro Unix proprietario.
"La rivista solo per Apple" recita il sottotitolo,
levando gli ultimi dubbi al potenziale acquirente.
Qual'era la situazione nel 1984 per quanto concerne
i sistemi della casa di Cupertino? I modelli erano
solamente quattro: Apple //c e Apple //e nella fascia
"entrry level" e MacIntosh e Lisa nella
fascia "professional". L'Apple/// si era
rivelato prestissimo un flop e come tale si qualificherà
di li a poco il Lisa. I prezzi: circa 3 milioni uno
dei "piccolini" e dai cinque ai nove per
i "grandi".
Circa una ventina d'anni fa comprare il personal comportava
il sacrificio di molti stipendi, pari a quelli necessari
per comprare una automobile. Ad esempio la mia prima
automobile (una Fiat 127 rossa) l'acquistai nel 1979
per tre milioni e 280 mila lire (lo ricordo ancora
perfettamente), il mio primo computer (un Apple //e)
lo pagai circa tre milioni nel 1984, ma per risparmiare
lo presi con un solo drive per floppy e senza monitor
(ne avevo uno autocostruito).
La copertina rigorosamente nera (si tratta di uno
schema comune per le riviste dell'epoca, anche se
non ho mai capito il vero motivo di quella scelta
"funebre") presenta due inserti colorati
che ne richiamano la geometria dei floppy da 5 pollici
e un quarto. Direi che si tratta del design meglio
riuscito in assoluto per le riviste di informatica.
Lo sfondo nero fa risaltare in maniera ottimale la
scritta "applicando" colorata con il classico
arcobaleno Apple. Gli inserti colorati che rendono
la copertina simile ad un floppy testimoniano la vocazione
della pubblicazione e cioè il software. Peccato
che ne sia stato abbandonato il disegno sull'altare
del rinnovamento. La rivista attuale, peraltro riservata
agli ultimi modelli, presenta un formato decisamente
più standard e la scritta "Applicando"
esageratamente grande in copertina.
Il fatto di dedicarsi ad un'unica marca permette alla
redazione una scelta frugale di immagini da mettere
sulla copertina: niente a che vedere con le ammucchiate
attuali. Anche la pubblicità è sostanzialmente
discreta anche se tutt'altro che assente. Una curiosità
a questo proposito è che la fanno da padrone
le promozioni di marche di floppy (ne ho contate sette
comprese la seconda e la terza di copertina, e tutte
a piena pagina), segno evidente che venderli era un
vero bussines (il primo floppy che ho comprato l'ho
pagato 7.000 lire). Curiosa a questo riguardo quella
della Diaspron dove fa bella mostra di se sullo sfondo
non già una "mela" ma un M24 della
Olivetti. La foto è palesemente ritoccata per
cancellare le scritte sul frontale del personal cosi
da farlo apparire il più anonimo possibile.
Il font usato per il testo è abbastanza piccolo
ma grazie alla spaziatura fra le righe e alla divisione
in colonne (fino a quattro) della pagina, la lettura
è piacevole. A cio' contribuisce anche il formato
ridotto della pubblicazione (inferiore ad un foglio
A4), un formato praticissimo che purtroppo non viene
seguito molto in questo periodo. Anzi alcune riviste
adottano un formato decisamente scomodo, come "PC
Professionale" per non fare nomi. Forse i listati
sono un po' carenti da questo punto di vista: sembrano
copie fotostatiche delle stampate fatte con una aghi,
il che non ne facilita la lettura in fase di digitazione
.
Pur ospitando due classi di sistemi diversi, con processori
diversi e sistemi operativi diversi, la pubblicazione
riesce a mantenere un ottimo equilibrio ed a rendere
la lettura interessante per entrambe le due tipologie
di utenza.
Trova spazio anche un articolo divulgativo sulle reti
"In rete con la mela". Stiamo parlando di
reti punto-punto, non certo di Internet. Bisogna dotarsi
di un modem o di un "accoppiatore acustico"
poi tutti gli Apple possiedono un programma di "terminale"
per collegare una BBS (sono rare ma cominciano ad
apparire anche in Italia).
Il paragrafo "Tutti gli usi della rete"
è di sorprendente attualità, fatto salvo
l'accento sul risparmio permesso dalla condivisione
di "periferiche costose come i Winchester"
che, per chi non lo sapesse non sono i fucili in uso
nell'epopea del Far West, ma i papà dei moderni
hard-disk. Credo che le uniche periferiche che possono
essere considerate costose al giorno d'oggi sono le
stampanti laser a colori e i plotter A3.
Quando viene tirato in ballo l'Apple //c si cerca
sempre di rimarcarne le doti di trasportabilità.
Però la graziosa e filiforme modella che se
lo mena sottobraccio con un sorriso, si guarda bene
da trasportarsi appresso il monitor!
Non lasciatevi comunque ingannare: anche senza il
monitor pesa molto più di un dizionario. Quando
la Apple realizzava qualche cosa non risparmiava sul
materiale: un esempio significativo a questo proposito
è la stampante "ImageWriter": un
vero "piombo". E' ben vero che esisteva
un display LCD da abbinare al //c, ma personalmente
l'ho visto solo nelle pubblicità e nel secondo
episodio di "Odissea nello spazio" (vi ricordate
quando il protagonista se ne stà sulla spiaggia
languidamente sdraiato e finge di scrivere qualche
cosa tanto per darsi un contegno, mentre lei si avvicina?
Beh, il computer che usa è proprio un //c con
schermo LCD). Il listino in coda alla rivista non
ne fa assolutamente menzione: credo a questo punto
che non sia mai stato importato in Italia. Del resto,
visti i prezzi degli accessori (il supporto per il
monitor del //c costa 70.000 lire) ci avrebbero chiesto
qualche milione nientemeno!
Immancabile il corso sul Pascal. Del resto il porting
dell' UCSD sui sistemi Apple è secondo solamente
a quello del CP/M. Per usare UCSD Pascal, che è
anche un sistema operativo, anche se il file system
rimane il DOS della Apple, dovete avere due floppy
(altrimenti fate i disk-jokey durante la compilazione)
più la scheda "80 colonne" e l'espansione
di memoria a 128K (circa 1,5 milioni in più
del sistema base), poi c'è il costo del software
(circa 500 mila lire).
"Comprate, non copiate" grida disperato
l'appello incorniciato nella rubrica "compro
e vendo". Il fenomeno delle "liste"
è esploso: "Scambio software per Apple;
mandatemi la vostra lista, risponderò con la
mia" era il testo più comune di questi
annunci.
-"Chi
è senza peccato scagli la prima pietra"
disse un personaggio con meriti più certi dei
miei. Io credo che senza lo "scambio" non
saremo mai riusciti ad imparare così tanto
e in così poco tempo. Ad esempio chi poteva
permettersi un compilatore COBOL? Una implementazione
seria poteva costare anche qualche decina di milioni
e l'hardware per farlo girare almeno altrettanto.
Eppure il COBOL serviva, eccome! Per fortuna l'Apple
IIe si poteva dotare della scheda Z80 e del CP/M,
non indovinerete mai chi si fece cura del porting:
la Microsoft! Vendeva la confezione completa di scheda
e floppy con CP/M e Basic80. Sembra incredibile.
Assieme al CP/M arrivarono tutti i linguaggi disponibili,
Basic, C e COBOL compresi, ma anche LISP e Prolog:
una vera festa! Poco importa se la compilazione del
sorgente COBOL di 100 linee impiega minuti e non secondi:
serve per imparare non per produrre.
Conclusioni.
Strana storia quella della Apple, travaglita ma lunga
tanto da percorrere tutta la storia dell'informatica
personale; nemmeno IBM può vantarsi di tanto!
Credo che "applicando" sia stata una rivista
di riferimento per il mondo Apple in Italia e credo
che lo sia tuttora. Dopo qualche anno comunque il
Mac prenderà il sopravvento nel mercato e anche
sui fogli della rivista, obbligando i pochi sopravvissuti
appassionati della serie //e, a ripiegare su altre
testate e in modo particolare su quelle americane,
dove il mito conserverà ancora per molto tempo
la sua fiamma accesa.i
Buona
retro-lettura.
sonicher@interpuntonet.it
|