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Il Punto Il futuro del computer

Ottobre 2001


Nella foto: Le Scienze quaderni
Il futuro del computer

Chi fra voi è ancora capace di stupirsi difronte ai continui miglioramenti tecnologici che spingono la potenza elaborativa dei personl computer verso traguardi sempre più ambiziosi? Probabilmente nessuno. Del resto non solo la tecnologia informatica ha fatto passi da gigante da una decina d'anni a questa parte, ma altre tecnologie le sono state a fianco, come ad esempio il mobile phone ma anche la TV satellitare, il DVD, etc...

Se nel 1985 era stupefacente osservare un M24 della Olivetti sbaragliare i concorrenti nei benchmark grazie all'adozione della CPU 8086, mentre gli altri adottavano il più economico 8088, ora l'annuncio della prima CPU a 2 GHz, divulgato in questi giorni dalla Intel, provoca un impatto emotivo decisamente inferiore.
Il limite fisico dei componenti attuali è comunque in rapido e preoccupante avvicinamento. Quando un componente elettronico, ad esempio una cella di memoria, si ridurrà fino alle dimensioni della scala atomica sorgeranno problemi di difficilissima (alcuni dicono impossibile) soluzione. Non soltanto sarà molto più complesso costruire questi componenti miniaturizzati ma un singolo atomo "fuori posto" li renderà inutilizzabili. Per riscontro non è possibile rinuciare alla miniaturizzazione in quanto le prestazioni ne sono direttamente correlate: più piccolo = più veloce!
Che fare dunque? Da anni gli scienziati ed i ricercatori delle maggiori industrie si interrogano e i loro risultati (o per meglio dire i loro primi risultati) sono pubblicati in questo numero della collana "I quaderni" della rivista Le Scienze.

Dopo una parte introduttiva dedicata al passato (come poteva mancare ADA Byron?) ed una seconda parte tutta teorica, una serie di articoli presentano lo stato dell'arte in questa ricerca dell'alternativa al chip di silicio.
I tre articoli che compongono la prima parte "Le radici europee dell'elaboratore elettronico", "Ada e il primo computer" e "Il calcolo automatico negli stati uniti dalle origini al 1950" sono di lettura facile e sicuramente possono interessare tutti coloro che l'informatica non solo la usano ma anche la studiano e in una parola: "la amano".
I due articoli che seguono: "Morte e resurrezione della dimostrazione" e "Teoria della programmazione e lambda-calcolo" presuppongono una cultura matematica superiore a quella liceale per cui vanno affrontati con estrema cautela. Il loro scopo è dimostrare come la potenza elaborativa sia irrinunciabile per il moderno sviluppo della matematica.
"Calcolatori quantistici" e "Dal bit al qu-bit: per sfidare la complessità" costiruiscono il nucleo centrale della rivista. La strada è tracciata: solo la teoria quantistica promette l'evoluzione della microelettronica. Il secondo articolo in particolare è un raro esempio di come dovrebbe essere fatta la divulgazione scientifica; non a caso l'autore Mario Rasetti è uno dei fisici italiani viventi più quotato a livello internazionale, fama che non limita il suo impegno sul fronte didattico. Chi ha avuto la fortuna di seguire le sue lezioni al Politecnico di Torino e anche in TV per il consorzio Nettuno, sarà rimasto stupito dalla semplicità con la quale riesce a far capire fenomeni fisici complessi come ad esempio la quantizzazione del campo magnetico nei super conduttori (ricordo in proposito una sua memorabile lezione).

Ma veniamo agli esperimenti concreti. "Fare calcoli con il DNA" spiega una tecnica che renderebbe possibile la soluzione di problemi computazionali NP-completi usando la doppia l'elica del DNA. Alla classe di algoritmi NP (Non Polinomiale) appartengono tutti quegli algoritmi il cui ordine non è rappresentabile con un polinomio. Tipico esempio è la ricerca dei circuiti Hamiltoniani nei grafi (cioè il percorso che unisce tutti i nodi in un grafo) o la soluzione del problema del "commesso viaggiatore". Il commesso viaggiatore deve toccare tutte le città senza passare due volte per la stessa: l'algoritmo migliore che si possa trovare fa crescere il tempo di calcolo esponenzialmente con il numero di città e diventa intrattabile quando cresce n.
"Calcolatori basati su proteine" è a mio giudizio l'articolo più vicino alla realtà, anche se non di immediata realizzazione. L'idea è quella di utilizzare la proprietà di mantenere uno "stato", presente in alcune proteine per memorizzarne delle informazioni. Un sistema in grado di ricordare uno stato fisico e di modificarlo su richiesta è ovviamente la base di qualsiasi sistema di memorizzazione e le proteine in questione hanno il vantaggio di essere in "scala atomica" oltre che di facile produzione. E' evidente infatti che non sarà possibile produrre dei chip con componenti atomici utilizzando dei procedimenti meccanici, sarà necessario ricorrere alla chimica. In futuro, dice l'autore, saranno comuni chip di memoria da 32 GigaByte in tecnologia mista: elettronica e biologica. Una normale scheda per pc, da inserire in uno slot della piastra madre, potrebbe ospitare qualcosa come 4 TeraByte di memoria. Se si aggiunge poi che la proteina non ha bisogno di essere alimentata per mantenere l'informazione, è facile pensare alla possibilità futura di integrare una intera enciclopedia in un oggettino dalle dimensioni di un centimetro cubo.
E' evidente che la miniaturizzazione dei componenti porta verso la strada degli aggregati di pochi atomi come le molecole. "Molecole nel computer" ci illustra alcune idee a riguardo.
Gli ultimi tre articoli sono di taglio più applicativo e non presuppongono necessariamente una evoluzione drammatica della tecnologia quanto piuttosto l'applicazione delle tecniche più perfezionate che si rendono via via disponibili. Dei tre segnalerei "Comandare il calcolatore con segnali nervosi" le cui applicazioni vanno nella direzione giusta: migliore vita per noi ma soprattutto per chi è meno fortunato e può trovare in una macchina l'aiuto più prezioso per la propria vita.

Conclusione.
Forse il titolo del quaderno poteva essere più correttamente "Il futuro lontano del computer", ma certo l'impatto comunicativo sarebbe stato inferiore. Per quanto riguarda il futuro più prossimo ritengo che grossi miglioramenti si avranno non tanto dall'aumento della frequenza di clock o dal numero di celle di memoria indirizzabili, ma dai successi degli sviluppi nella direzione dell'elaborazione parallela. Su questo versante si stà facendo molto: dall'aumento della lunghezza della parola (da 32 a 64 bit), all'aumento delle pipeline nelle CPU, al miglioramento delle tecniche di micro-programmazione, al miglioramento delle performance del comparto reti e comunicazioni in genere per finire con l'aggiornamento dei sistemi operativi e degli algoritmi di calcolo.
Molti piccoli passi in un'unica direzione porteranno risultati immediati e a lungo andare migliori rispetto all'attesa del "chip del futuro" super-veloce, super-capiente ma che rischia di essere anche super-inutilizzato.

sonicher

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