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Il Punto Internet Abuse in the workplace -
L'uso non autorizzato di Internet sul posto di lavoro.
Nota: informazioni tratte da articoli presenti su:
"Communications of ACM" January 2002, Volume 45, numero 1.

Marzo 2002


 

 



 

 


Non leggo spesso questa rivista, sia per problemi di tempo che per i contenuti che difficilmente collimano con i miei interessi. Recentemente pero' ho partecipato ad una riunione di manager informatici di una societa' italiana che produce software gestionale. L'argomento della riunione era il piano di aggiornamento delle figure professionali dedicate alla produzione del software (programmatori, sistemisti e product manager), ma nel corso della quale sono emerse varie considerazioni proprio sul tema dell'abuso di Internet da parte del personale e i metodi per prevenire e/o per sanzionare tali comportamenti.
Vedere come la pensano gli americani, ma non solo, visto che uno degli articoli riguarda un'esperienza di una societa' asiatica, permette di farsi una idea migliore delle cose e di fare, perche' no, un confronto con la realta' italiana.

Prima di tutto, qual'e' il problema? La previsione di 320 milioni di persone collegate alla fine del 2002 e l'ammontare del mercato e-commerce che negli USA e' stimato approssimativamente di 325 miliardi di dollari quest'anno (i dati provengono dalla rivista), implica inevitabilmente che Internet sia sulla scrivania di molti impiegati a vario livello. Le aziende fanno affari in Internet, si promuovono, gestiscono contatti, snelliscono le proprie procedure burocratiche ma devono pagare lo scotto di una certa "navigosita'" non autorizzata da parte di una percentuale di dipendenti. Praticamente tutti i manager intervistati ammettono una percentuale di abuso della connessione da parte dei propri dipendenti e quasi tutti (82%) dichiarano di avere pronto un sistema per il controllo del traffico, anche se solamente il 34% di loro ammette di averlo attivato.
Mentre in Italia, al solito, si preferisce evitare ogni problema semplicemente privando il dipendente del collegamento, negli Stati Uniti l'uso di Internet per scopi personali e' abbastanza tollerato. Semplici considerazioni portano a concludere che esiste una fascia abbastanza ampia entro la quale l'utilizzo personale di Internet non incide sulla produttivita' del dipendente, mentre un eccessivo controllo porta addirittura al fenomeno opposto e cioe' all'abuso incontrollato appena si apre una falla.
Il dato interessante e' contenuto in uno studio comparativo presentato nell'articolo "Company profile of the frequent internet user". Innanzitutto l'utilizzo di Internet da parte del personale impiegato in azienda e' molto piu' diffuso che da noi e abbiamo gia' accennato al fatto che una certa percentuale di abuso e' tollerata (ad esempio l'uso della e-mail), per cui il confronto si svolge non fra chi ha Internet slla scrivania e chi non ce l'ha, ma fra chi utilizza il collegamento in maniera normale (da 15 a 45 minuti al giorno) e chi invece viene considerato "Frequent Internet User" (FIU) il cui collegamento personale va da 45' fino anche a tre ore giornaliere.
I due grafici presentano rispettivamente l'attitudine al lavoro e i benefici per l'organizzazione per vari aspetti. In queste figure le barre piu' scure si riferiscono al gruppo FIU e sorprendentemente la produttivita' e l'attitudine a lavorare sono quasi sempre superiori nel lavoratore FIU, eccetto la produttivita' nei lavori che richiedono continuita' di attenzione. L'azienda quindi trae vantaggio da questi "assatanati" frequentatori del web, eccetto per il fatto che il loro desiderio di andarsene dall'azienda e' leggermente superiore rispetto ai lavoratori normali (vedi figura 1). Lavoratori piu' soddisfatti creano un clima di lavoro piu' tollerabile e sono molto apprezzati dai colleghi perche' solitamente accettano di buon grado di risolvere i quotidiani problemucci del desktop.
Il secondo istogramma e' ancora piu' ecclatante (vedi figura 2): l'azienda ricava dal gruppo FIU impiegati dotati di autonomia e in grado di soddisfare i colleghi nei rapporti di lavoro in maniera piu' netta rispetto ai colleghi non assiduamente frequentanti la rete. Insomma un affare!
In un articolo correlato e' riportata l'esperienza di una azienda che ha introdotto Internet sul posto di lavoro e dopo un brevissimo periodo di trailing di appena 30 minuti nel quale sono state insegnate le cose base: inviare un nuovo messaggio, leggere la posta arrivate e fare una replay, ha incoraggiato i propri impegati ad utilizzare la rete aziendale per familiarizzare con il mezzo, anche inviando comunicaioni personali. Il risultato e' stato un incredibile aumento di produttivita' acquistato senza costosi piani di aggiornamento. Semplicemente gli impiegati hanno incominciato a scambiarsi qualche e-mail, poi gli allegati, creare liste di discussione, ecc... e tutto questo sotto la spinta dell'interesse personale.
Certo siamo ad un caso limite ma l'altro opposto l'abbiamo in casa: aziende anche di una certa dimensione che si presentano con un solo indirizzo e-mail e i cui tecnici sono irraggiungibili con questo semplice ed efficacissimo mezzo. Stendiamo poi un pietoso velo sulla maggior parte dei siti web aziendali, nient'altro che vuote vetrine senza alcuna vera utilita'.
Tornando alla mia esperienza personale si discuteva con quei cari manager aziendali sulle azioni da intraprendere per aggiornare i programmatori all'utilizzo di strumenti e linguaggi nuovi (.net) ed ad una mia considerazione sull'accessibilita' di molte informazioni gratuite in Internet mi e' stato candidamente fatto notare che mai l'azienda avrebbe messo Internet sul PC di uno sviluppatore: -"La sala giochi la possono trovare fuori nel loro tempo libero" e' stato il sagace (ma poi mica tanto) commento di una di queste top-head. Improvvisamente mi e' stata chiara l'origine del turn-over particolarmente elevato e sulla incapacita' dell'azienda di attirare figure professionali senior di un cero livello.
Meditate gente, finche' siete ancora in tempo.

Ad excelsior - marzo 2002

sonicher


 
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