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Non
leggo spesso questa rivista, sia per problemi di tempo
che per i contenuti che difficilmente collimano con
i miei interessi. Recentemente pero' ho partecipato
ad una riunione di manager informatici di una societa'
italiana che produce software gestionale. L'argomento
della riunione era il piano di aggiornamento delle figure
professionali dedicate alla produzione del software
(programmatori, sistemisti e product manager), ma nel
corso della quale sono emerse varie considerazioni proprio
sul tema dell'abuso di Internet da parte del personale
e i metodi per prevenire e/o per sanzionare tali comportamenti.
Vedere come la pensano gli americani, ma non solo, visto
che uno degli articoli riguarda un'esperienza di una
societa' asiatica, permette di farsi una idea migliore
delle cose e di fare, perche' no, un confronto con la
realta' italiana.
Prima
di tutto, qual'e' il problema? La previsione di 320
milioni di persone collegate alla fine del 2002 e l'ammontare
del mercato e-commerce che negli USA e' stimato approssimativamente
di 325 miliardi di dollari quest'anno (i dati provengono
dalla rivista), implica inevitabilmente che Internet
sia sulla scrivania di molti impiegati a vario livello.
Le aziende fanno affari in Internet, si promuovono,
gestiscono contatti, snelliscono le proprie procedure
burocratiche ma devono pagare lo scotto di una certa
"navigosita'" non autorizzata da parte di
una percentuale di dipendenti. Praticamente tutti i
manager intervistati ammettono una percentuale di abuso
della connessione da parte dei propri dipendenti e quasi
tutti (82%) dichiarano di avere pronto un sistema per
il controllo del traffico, anche se solamente il 34%
di loro ammette di averlo attivato.
Mentre in Italia, al solito, si preferisce evitare ogni
problema semplicemente privando il dipendente del collegamento,
negli Stati Uniti l'uso di Internet per scopi personali
e' abbastanza tollerato. Semplici considerazioni portano
a concludere che esiste una fascia abbastanza ampia
entro la quale l'utilizzo personale di Internet non
incide sulla produttivita' del dipendente, mentre un
eccessivo controllo porta addirittura al fenomeno opposto
e cioe' all'abuso incontrollato appena si apre una falla.
Il dato interessante e' contenuto in uno studio comparativo
presentato nell'articolo "Company profile of the
frequent internet user". Innanzitutto l'utilizzo
di Internet da parte del personale impiegato in azienda
e' molto piu' diffuso che da noi e abbiamo gia' accennato
al fatto che una certa percentuale di abuso e' tollerata
(ad esempio l'uso della e-mail), per cui il confronto
si svolge non fra chi ha Internet slla scrivania e chi
non ce l'ha, ma fra chi utilizza il collegamento in
maniera normale (da 15 a 45 minuti al giorno) e chi
invece viene considerato "Frequent Internet User"
(FIU) il cui collegamento personale va da 45' fino anche
a tre ore giornaliere.
I due grafici presentano rispettivamente l'attitudine
al lavoro e i benefici per l'organizzazione per vari
aspetti. In queste figure le barre piu' scure si riferiscono
al gruppo FIU e sorprendentemente la produttivita' e
l'attitudine a lavorare sono quasi sempre superiori
nel lavoratore FIU, eccetto la produttivita' nei lavori
che richiedono continuita' di attenzione. L'azienda
quindi trae vantaggio da questi "assatanati"
frequentatori del web, eccetto per il fatto che il loro
desiderio di andarsene dall'azienda e' leggermente superiore
rispetto ai lavoratori normali (vedi figura 1). Lavoratori
piu' soddisfatti creano un clima di lavoro piu' tollerabile
e sono molto apprezzati dai colleghi perche' solitamente
accettano di buon grado di risolvere i quotidiani problemucci
del desktop.
Il secondo istogramma e' ancora piu' ecclatante (vedi
figura 2): l'azienda ricava dal gruppo FIU impiegati
dotati di autonomia e in grado di soddisfare i colleghi
nei rapporti di lavoro in maniera piu' netta rispetto
ai colleghi non assiduamente frequentanti la rete. Insomma
un affare!
In un articolo correlato e' riportata l'esperienza di
una azienda che ha introdotto Internet sul posto di
lavoro e dopo un brevissimo periodo di trailing di appena
30 minuti nel quale sono state insegnate le cose base:
inviare un nuovo messaggio, leggere la posta arrivate
e fare una replay, ha incoraggiato i propri impegati
ad utilizzare la rete aziendale per familiarizzare con
il mezzo, anche inviando comunicaioni personali. Il
risultato e' stato un incredibile aumento di produttivita'
acquistato senza costosi piani di aggiornamento. Semplicemente
gli impiegati hanno incominciato a scambiarsi qualche
e-mail, poi gli allegati, creare liste di discussione,
ecc... e tutto questo sotto la spinta dell'interesse
personale.
Certo siamo ad un caso limite ma l'altro opposto l'abbiamo
in casa: aziende anche di una certa dimensione che si
presentano con un solo indirizzo e-mail e i cui tecnici
sono irraggiungibili con questo semplice ed efficacissimo
mezzo. Stendiamo poi un pietoso velo sulla maggior parte
dei siti web aziendali, nient'altro che vuote vetrine
senza alcuna vera utilita'.
Tornando alla mia esperienza personale si discuteva
con quei cari manager aziendali sulle azioni da intraprendere
per aggiornare i programmatori all'utilizzo di strumenti
e linguaggi nuovi (.net) ed ad una mia considerazione
sull'accessibilita' di molte informazioni gratuite in
Internet mi e' stato candidamente fatto notare che mai
l'azienda avrebbe messo Internet sul PC di uno sviluppatore:
-"La sala giochi la possono trovare fuori nel loro
tempo libero" e' stato il sagace (ma poi mica tanto)
commento di una di queste top-head. Improvvisamente
mi e' stata chiara l'origine del turn-over particolarmente
elevato e sulla incapacita' dell'azienda di attirare
figure professionali senior di un cero livello.
Meditate gente, finche' siete ancora in tempo.
Ad excelsior - marzo 2002
sonicher
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