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Il Punto Sicurezza ultima Dea

Maggio 2003


Mi perdoni Ezra Pound per avere parafrasato il titolo di una sua memoriabile poesia per un argomento quantomai terra-terra, ma la frase si presta magnificamente alle riflessioni del sottoscritto in merito alla sicurezza informatica o meglio, all'insicurezza sulla sicurezza informatica.

L'argomento "sicurezza informatica" ha sempre destato interesse fin dalla nascita del calcolatore. Una volta bastavano le stanze blindate, le serrature a scheda magnetica o a combinazione (vi ricordate quella di Star Wars "craccata" dal protagonista con un semplice mangianastri?) e le password per proteggere abbastanza i segreti custoditi nel ventre dei "mostri di acciaio". Poi è arrivato il PC e sono cominciati i guai: facile da rubare, facile da accendere per curiosarci dentro e facile da programmare anche per i coder maliziosi. I virus sono stati solo la prima avvisaglia di un pericolo che tocca ormai chiunque possieda un personal e cioè la possibilità che i dati in esso contenuti siano alla mercè di chiunque voglia farne scempio con virus o intrusioni varie.
La rete, aziendale prima e globale poi, non ha fatto altro che evolvere la situazione facendoci toccare nostro malgrado i risvolti negativi della globalizzazione. Per riscontro è cresciuta la fame di sicurezza: aziende che mai si sarebbero sognate di spendere due lire per pagare esperti in materia si sono dovute adattare alla nuova situazione e pagare, si dice fior di quattrini, gli esperti di sicurezza o sedicenti tali. Clamorose e forse molto romanzate le presunte assunzioni di criminali informatici da parte delle major, ad esempio banche e compagnie di assicurazioni, in veste di funzionari addetti alla sicurezza.
La situazione di oggi è quella di una sostanziale insicurezza (è paradossale, ma è così) nel settore della sicurezza! Chiunque ha sotto i propri occhi ad esempio il fenomeno dello spam che in molti paesi, fra i quali anche il nostro, è un reato quantomeno punibile dal codice civile ma che allegramente viene praticato "alla stragrande" in barba a leggi, leggine e garante della privacy. Come ci si difende? Quali passi deve compiere un amministratore di rete per salvaguardare l'azienda per la quale lavora? E' sufficente comprare l'ultimo prodotto spacciato come "spam terminator"? E con i server come la mettiamo? Un vero dedalo di regole, uno stillicidio di patch, una ricerca continua di falle da otturare...
Qualcuno ha risolto tutto chiudendo indiscriminatamente porte, protocolli e servizi, ma questa non è evidentemente una strada seria che rischia fra l'altro di essere anche poco efficace a lungo termine. Mi riferisco al fatto che la presunta tranquillità raggiunta a spese di utenti e servizi si ritorce poi contro il malcapitato con l'arma dell'impreparazione non appena qualche servizio richiede per forza un passaggio attaverso il firewall, ordine della direzione, con buona pace dell'amministratore.
Recentemente ho registrato due episodi simbolo che vado brevemente a descrivere.
Una azienda di servizi ha messo la propria rete su indirizzo privato, e fino a qui nulla di male, ma il firewall era programmato in modo tale da impedire il collegamento per un terminale nattato. candidamente l'amministratore di rete ha sostenuto che loro, per ragioni di sicurezza, volevano essere contattati solo da indirizzi pubblici reali (sic!), come dire: "io chiudo a chiave, vedete di arrangiarvi".
Secondo episodio. L'amministratore di una rete di un'istituto di ricerca pubblico ha rifiutato di aprire una porta UTP ben precisa, che serve per la negoziazione delle licenze terminal di Windows, "...perchè non si sa bene chi potrebbe entrare..."(a-ri-sic)!

Ora i casi sono due: o abbiamo a che fare con gente ottusa o semplicemente con gente impreparata che confonde le chiavi del bagno con la chiave della sala macchine. Entrambe sono oggetti importanti, senza voler entrare nei particolari, ma entrambe costruite per aprire una porta non per tenerla chiusa e basta!

In questo scenario di medio-bassa levatura (lo sò che ci sono anche gli amministratori di sistemi bravi, preparati e coscienziosi ma evidentemente non si parla qui di loro) ecco che nasce il bisogno di una rivista che affronti il problema a tutto tondo mentre gli argomenti che trattano di sicurezza sono sparsi su decine di pubblicazioni e centinaia (se non migliaia) di siti Internet. Ci vorrebbe invece una rivista mensile seria, scritta da professionisti per professionisti, che costi magari "una cifra" ma che non ti lasci mai con il dubbio di aver buttato i tuoi soldi. Una pubblicazione che non sposi questa o quella crociata (Linux contro Windows ad esempio) e che non cerchi lo stupore di orde di ragazzini blaterando titoli di copertina del tipo "Ecco come la pula rintraccia il tuo cellulare". -"Chi se ne frega!" verrebbe da rispondere.
Penso ad un mensile distribuito solo in abbonamento, che non trascini per due anni un corso di javascript, ma che sia in grado di ospitare articoli ampi e precisi, dettagliati fino al necessario con step precisi, codice pertinente e veri consigli di utilizzo.
Una rivista per veri hacker... come? dite che già ce ne sono?
Scusate ma non mi pare proprio.

Ad Excelsior, maggio 2003

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