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Il Punto Dr. Dobb's Journal "Programming Languages"

Febbraio 2002

Qual'e' lo stato dell'arte per quanto riguarda i linguaggi di programmazione e quali prospettive future si prospettano all'orizzonte? La rivista Dr Dobb's, vera autorità in materia, riunisce annualmente attorno ad un tavolo i maggiori esperti del MIT per discutere di ciò. Le conclusioni sono sempre interessanti anche se spesso, come succede anche in altri campi, quello che veramente viene poi utilizzato e' solo in minima parte il prodotto del lavoro di tanta innovazione. Comunque la curiosità rimane e visto il periodo di carnevale ci si puo' anche scherzare un po' su!
Come tutti gli appassionati di programmazione sanno i linguaggi di programmazione per computer, e specificatamente per la piattaforma PC, sono moltissimi. Tanto per fare una stima, non troppo azzardata, direi che contando tutte le varianti si puo' arrivare ad una cifra prossima al valore 1000.


Numero 333
Febbraio 2002 Inglese
Forse esagero ma pensate a quante varianti del solo Basic esistono e una semplice ricerca in Internet permette di azzardare tale stima: la categoria "Programming languages" di Yahoo ne elenca un centinaio.
Possibile che siano necessari tanti idiomi programmativi per "cavarci qualcosa di buono da 'sto pezzo di ferraglia"? Ovviamente le motivazioni che spingono le persone a creare un nuovo linguaggio di programmazione sono molte ma principalmente quella che fa scattare la molla è che i linguaggi esistenti non soddisfano del tutto l'utilizzatore in quel particolare campo di applicazione. Si aggiunga poi la ormai consolidata e matura teoria sulla costruzione dei compilatori e i tools di analisi sintattica pre-confezionati (a cominciare dal vecchio yacc) oltre alla presenza di documentazione, monografie ed articoli su riviste specializzate. Qualsiasi bravo programmatore puo' inventare il proprio linguaggio, il difficile è poi la divulgazione e il farlo accettare da altri. La strada comunque in questi ultimi anni è sempre la stessa: Internet, Internet e ancora Internet. La grande rete ha fatto la fortuna del Perl prima, del Python poi e di Ruby ora, ma certamente ne vedremo ancora di belle! 
Comunque si possono individuare tre principi ai quali tutti i nuovi linguaggi si ispirano, che sono: programmazione object oriented, sintassi simile al C, interpreti o compilatori just in time. Alla fine tutti tendono ad assomigliarsi e per giunta è facile che siano trasportati su una vasta gamma di piattaforme, per cui la scelta è veramente solo una questione di simpatia o opportunità. Quello che è sorprendente è che ormai nessuno si preoccupa di compilare il codice e il perché è presto detto: l'hardware attuale rende praticamente inutile questa pratica.
Prima di tutto lo stato dell'arte. Attualmente i linguaggi che vanno per la maggiore sono C, C++, Java, Perl, Python, Visual Basic. Ma anche il sempreverde Fortran (c'e' lo standard 2000) e il mai morto COBOL se la cavano egregiamente. Qualche incertezza sul futuro del Pascal, ormai rilegato ai prodotti Borland (Delphi e Kylix), non tanto per la scarsa qualità del linguaggio (che tutti riconoscono ottimo), quanto per la scarsa capacità di attrarre le nuove generazioni di programmatori. Sembra infatti che nella maggior parte dei casi gli sia preferito il Visual Basic che puo' godere di uno sponsor senza limiti di budget!
Ora la Microsoft, con l'uscita della piattaforma .NET sta imponendo il C# (C sharp) come alternativa a Java (che sappiamo non puo' soffrire!), ma è ancora presto per dire se la comunità degli sviluppatori si lascerà convincere (dipende da numerosi fattori, non tutti prevedibili allo stato attuale).
Che altro? La rivista presenta tre interessanti novità: i linguaggi D, Mondrian e Skill.
D è, come era facile intuire, "tutto quello che dovrebbe essere il C". Il risultato è un C con capacita' oop, garbage collector automatico ed estensioni rivolte allo sviluppo. Gli autori infatti si sono chiesti cosa sarebbe stato meglio implementare per favorire l'attivita' dei programmatori e da queste domande sono nate estensioni specifiche del D rivolte appunto al ciclo di sviluppo del software. L'idea non e' nuova ma mai prima d'ora le caratteristiche di debug erano state implementate direttamente nel linguaggio stesso. La teoria che ci stà sotto deriva dal paradigma di programmazione "Design by Contract", la cui unica implementazione decente è il linguaggio Eiffel. Solo che con Eiffel ottieni un codice C da compilare, mentre con D rimane tutto dentro il sorgente (spero di essermi spiegato!).
Mondrian è un interprete scritto esplicitamente per la piattaforma .NET e quindi adatto a costruire le pagine .asp e si propone come "grande integratore" di script per la piattaforma di sviluppo web di Microsoft. E' evidente che per apprezzare le doti bisognerà essere dentro lo sviluppo nel framework .NET, cosa che il sottoscritto finora non ha ancora fatto.
Infine Skill è una rivisitazione del LISP, quindi un linguaggio funzionale puro con tutte le estensioni del caso (oop, etc...). L'articolo presente sulla rivista mostra come integrarlo con TCL/TK per ottenerne quancosa di user-friendly. Sinceramente credo che tale approccio sia destinato a poca diffusione.
Il numero monografico di DrDobb's elenca anche una serie di altri linguaggi di minore importanza, se cosi' vogliamo definirli. Ad esempio c'è tutto un mondo che gira attorno ai linguaggi per i sistemi embedding, tipo BOB, un linguaggio specifico per i lettori DVD che ha evidentemente le estensioni necessarie a manipolare i formati digitali Mpeg o altro.
Quale linguaggio di programmazione useremo in futuro? Chi lo sa! Personalmente sono del parere che, come si diceva una volta per il francese: -"C e giri tutto il mondo"!

Ad excelsior.

sonicher

 
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