| |
Titolo:
DEV
Sottotitolo: Developing Software Solutions
Editore: Infomedia
Sito web: www.infomedia.it
prezzo: 5,11 Euro (6,15 Euro con cd-rom)
allegati: un cd-rom (quasi sempre)
pagine: 116
ISSN: 1721-1301
Note: disponibile modalita' abbonamento on-line |
|
Devo
dire che ad una prima desamina dei contenuti ero rimasto
abbastanza deluso. Mi spiego: il focus prometteva succolente
letture in merito a "sviluppare con zero Euro",
per cui mi aspettavo la presentaziopne di un ventaglio
di possibili soluzioni per sviluppare 'a gratis. Invece
si capisce subito che il tutto è focalizzato
su Java e OpenOffice che sono gratuiti, d'accordo, ma
che non esauriscono le possibilita'. Ad esempio non
si accenna nemmeno a WebMatrix che e' un IDE quasi completo
per la piattaforma ASP.NET, per non parlare di altri
progetti e/o tools rivolti alla gestione del codice,
ad debug e all'analisi dei programmi.
Una lettura piu' attenta mi ha comunque ammorbidito
la delusione: a parte l'introduzione di Gianluca Insolvibile
su cosa sia Open Source e Free Software, che ormai conoscono
anche i sassi, ci si immerge in decine di righe di codice
dell'articolo "Fatturazione J2EE con zero Euro"
(Giorgio Maone). Io non ci ho capito molto (limite mio,
sicuramente), ma mi sembra fatto con dovizia di particolari.
Quello che mi ha sollevato definitivamente il morale
e' l'articolo "Fattori di un prodotto" (Luigi
Morelli) il cui titolo non dice nulla del contenuto,
tanto e' vero che pensavo parlasse dei prodotti software
e dei fattori che ne influenzano lo sviluppo. Niente
di tutto cio: e' invece una lucida analisi dello stato
dell'informatizzazione in Italia. Mi sento di sottoscrivere
quanto affermato da Luigi non al 100% ma al 110%! Sono
cose del tutto vere, provate anche dal sottoscritto
e che veramente "fanno cascare le braccia"
a chi nel settore ci lavora da anni cercando di non
tradire la propria serieta'. Vere sono le considerazioni
sulla connivenza fra manager aziendali e societa' di
consulenza; vere sono le tendenze a smantellare i reparti
di ricerca e sviluppo e perfino di assistenza sistemistica
aziendale; vere le misure sulla qualita' media dei servizi
"esternalizzati", presentata come una panacea
per limitare i costi del personale che si rivela poi
un'arma a doppio taglio quando lo skill non si puo'
piu' affittare e quello interno e' andato "a farsi
benedire"; vere le situazioni di piccole e medie
aziende (ma soprattutto delle piccole) che con una sola
licenza di office fanno girare 20 PC e si scandalizzano
quando gli fai presente che non e' proprio del tutto
legale quello che stanno facendo; vere infine le considerazioni
sulla presunta incapacita' del personale amministrativo
che te lo trovi a "remare contro" se gli metti
Linux sul desktop, solo perche' "bisogna imparare
tutto daccapo", quando poi scopri che la maggior
parte degli impiegati sono veri esperti di peering,
di MP3 e di DivX!
C'e' una speranza? Sì, e si chiama Open Source,
ma soprattutto se , come gia' un articolo apparso sull'ultimo
numero di Linux Journal edizione inglese raccomanda:
"chi lavora in aziende dove vengono violate le
licenze software si ribelli (certo, anche quelle dell'odiata
Microsoft) e chi e' chiamato per una consulenza la rifiuti
se la ditta vuole rimanere nel sommerso".
Solo una Cultura informatica con la C maiscola puo'
salvare il mondo che amiamo che non e' solo quello di
installare ad occhi chiusi l'ultimo crack, ma di capire
come le macchine sono fatte "sotto il cofano"
e soprattutto come si fanno i programmi per farle "girare".
Ad Excelsior
sonicher@webriviste.com
|