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Le riviste in archivio Gennaio 2003








DEV

Gennaio 2003 - € 5,11 - con Cd-rom 6,15 €


Recensione Gennaio 2003


DEV Gennaio 2003 n° 103
Titolo: DEV
Sottotitolo: Developing Software Solutions
Editore: Infomedia
Sito web: www.infomedia.it
prezzo: 5,11 Euro (6,15 Euro con cd-rom)
allegati: un cd-rom (quasi sempre)
pagine: 116
ISSN: 1721-1301
Note: disponibile modalita' abbonamento on-line

Devo dire che ad una prima desamina dei contenuti ero rimasto abbastanza deluso. Mi spiego: il focus prometteva succolente letture in merito a "sviluppare con zero Euro", per cui mi aspettavo la presentaziopne di un ventaglio di possibili soluzioni per sviluppare 'a gratis. Invece si capisce subito che il tutto è focalizzato su Java e OpenOffice che sono gratuiti, d'accordo, ma che non esauriscono le possibilita'. Ad esempio non si accenna nemmeno a WebMatrix che e' un IDE quasi completo per la piattaforma ASP.NET, per non parlare di altri progetti e/o tools rivolti alla gestione del codice, ad debug e all'analisi dei programmi.
Una lettura piu' attenta mi ha comunque ammorbidito la delusione: a parte l'introduzione di Gianluca Insolvibile su cosa sia Open Source e Free Software, che ormai conoscono anche i sassi, ci si immerge in decine di righe di codice dell'articolo "Fatturazione J2EE con zero Euro" (Giorgio Maone). Io non ci ho capito molto (limite mio, sicuramente), ma mi sembra fatto con dovizia di particolari.
Quello che mi ha sollevato definitivamente il morale e' l'articolo "Fattori di un prodotto" (Luigi Morelli) il cui titolo non dice nulla del contenuto, tanto e' vero che pensavo parlasse dei prodotti software e dei fattori che ne influenzano lo sviluppo. Niente di tutto cio: e' invece una lucida analisi dello stato dell'informatizzazione in Italia. Mi sento di sottoscrivere quanto affermato da Luigi non al 100% ma al 110%! Sono cose del tutto vere, provate anche dal sottoscritto e che veramente "fanno cascare le braccia" a chi nel settore ci lavora da anni cercando di non tradire la propria serieta'. Vere sono le considerazioni sulla connivenza fra manager aziendali e societa' di consulenza; vere sono le tendenze a smantellare i reparti di ricerca e sviluppo e perfino di assistenza sistemistica aziendale; vere le misure sulla qualita' media dei servizi "esternalizzati", presentata come una panacea per limitare i costi del personale che si rivela poi un'arma a doppio taglio quando lo skill non si puo' piu' affittare e quello interno e' andato "a farsi benedire"; vere le situazioni di piccole e medie aziende (ma soprattutto delle piccole) che con una sola licenza di office fanno girare 20 PC e si scandalizzano quando gli fai presente che non e' proprio del tutto legale quello che stanno facendo; vere infine le considerazioni sulla presunta incapacita' del personale amministrativo che te lo trovi a "remare contro" se gli metti Linux sul desktop, solo perche' "bisogna imparare tutto daccapo", quando poi scopri che la maggior parte degli impiegati sono veri esperti di peering, di MP3 e di DivX!
C'e' una speranza? Sì, e si chiama Open Source, ma soprattutto se , come gia' un articolo apparso sull'ultimo numero di Linux Journal edizione inglese raccomanda: "chi lavora in aziende dove vengono violate le licenze software si ribelli (certo, anche quelle dell'odiata Microsoft) e chi e' chiamato per una consulenza la rifiuti se la ditta vuole rimanere nel sommerso".
Solo una Cultura informatica con la C maiscola puo' salvare il mondo che amiamo che non e' solo quello di installare ad occhi chiusi l'ultimo crack, ma di capire come le macchine sono fatte "sotto il cofano" e soprattutto come si fanno i programmi per farle "girare".

Ad Excelsior

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